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100 canzoni di cui parlare. Meat Loaf & the objects in the rear view mirror.

Pubblicato il 1 Lug 2026

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Restiamo intorno ai miei vent’anni, tanto per cambiare.
Penso non sia necessario ribadire quanto per la nostra generazione la musica e i video musicali hanno avuto un ruolo fondamentale nella nostra vita sociale.
Ecco, i video sono stati la rivoluzione musicale degli anni ’80. Dopo l’inizio delle trasmissioni di MTV nel 1981 (nel 1985 in Italia con VideoMusic) le canzoni erano strettamente legate al video chele rappresentava; impossibile dividere l’una dall’altro in una discussione fra di noi. Conoscere i video delle canzoni era un mezzo di comunicazione fondamentale nella socializzazione, funzionava in qualunque occasione; dalla maledetta festa delle medie, ai bar in spiaggia che stavano già sostituendo i juke box con i maxi schermi, fino ai primi anni dell’Università.

Se la musica era già da tempo un linguaggio universale i video sembravano aver moltiplicato la sua potenza.

Merita una menzione a parte il coraggio dei VJ -Video Jockey del canale VideoMusic che non si limitavano mai a passare il fenomeno commerciale del momento o a quelli dei big. Le loro selezioni i facevano andare ben oltre Madonna, Michael Jackson, Prince o delle meteore estive di turno (Rick Astley, Nick Kamen, Bananarama). Certo quelli erano in “heavy rotation” ma non era una rotazione troppo chiusa. Infatti è grazie a loro se ho scoperto chicche musicali di ogni genere.

Penso ai Maryllion scoperti grazie al bellissimo video di Kayleigh, a piccoli capolavori ormai dimenticati come lo strano ed elegante pop dei Prefab Sprout con il surreale video di “The King of Rock’n Roll” o alle incredibili sonorità soul di Ellis Beggs & Howard conosciuti grazie al video di “Where did tomorrow go?”  (pur palesemente girato per puntare agli ormoni adolescenziali femminili)… e che dire infine del bellissimo video di  P-Machinery dei Propaganda  il cui rock elettrico anticipava molte delle sonorità che avrebbero reso da lì a poco i Depeche Mode una delle band più ascoltate di tutti i tempi?

Insomma, di certo si aspettava con ansia il nuovo video di Madonna o dei Duran Duran… ma nel frattempo quei VJ ti facevano scoprire di tutto. (No, non vi spoilero qual è stato per me il video più bello di tutti i tempi, ne parleremo un’altra volta).

Quando queste scoperte non erano condivise dai tuoi amici con il tuo stesso entusiasmo entravano a far parte di una zona più intima, perché si sa un conto è la vita sociale e un conto quella privata. Diventavano insomma come i libri di narrativa che da molti erano visti con sospetto (“Ma non hai già abbastanza libri di scuola da leggere?”) o quei film diversi da Rocky e Rambo che scoprivi al cinema da solo o in casa con le VHS perché pochi erano i cinefili come te.
Erano le cose che pensavi fossero “solo tue”.

Ecco, un cantante “solo mio” era Meat Loaf  (traduzione: polpetta di carne).
O meglio, pensavo fosse solo mio… poi qualche tempo dopo ho scoperto che, Italia a parte dove non ha avuto mai una grandissima fortuna, aveva già venduto milioni di dischi con il suo primo lp Bat Out of Hell del 1977 e aveva giàrecitato in uno dei cult più cult della storia, ovvero il Rocky Horror Picture Show.

Insomma quando lo conobbi per il video di “I’d do anything for love (but I won’t do that)” aveva già fatto un sacco di soldi. Ma lo sapete cosa diceva Augusto Daolio dei soldi, vero? Sogni o denari, sabbia fra le dita.
E infatti tutti quei soldi nel 1992  il caro Meat Loaf (al secolo Michael Lee Aday, nato Marvin ma si cambiò il nome in Michael perché non sopportava una pubblicità in cui il protagonista si chiamava Marvin) li aveva già persi a causa di un bancarotta che negli anni ottanta gli fece perdere le royalties delle sue canzoni, bancarotta dovuta per lo più ad un infinità di cause legali intentate praticamente contro chiunque. Quel pezzo (che raggiunse i podi delle hit parade ovunque, ma chissà perché non in Italia) gli permise di uscire dalla melma in cui si era rituffato dopo un adolescenza e una giovinezza problematiche.
No. Meat Loaf non era decisamente un tipo qualunque.

Infanzia problematica a causa del padre alcolizzato che lo tormentò finché non fuggì di casa, presente a Dallas il 22/11/63 fra la folla che vide assassinare JFK e presente al presidio sotto l’ospedale dove incontrò Jacquline ancora coperta del sangue del marito, nato con una voce che gli permetteva di tener testa a Pavarotti non solo come stazza nel concerto per Sarajevo del 1995 , molto rancoroso se riteneva di aver subito un torto (fra le tante persone oggetto delle sue querele c’era anche Jim Steinman autore delle sue canzoni di maggior successo, un amico/nemico con cui continuò a collaborare e a litigare per tutto la vita), interpreta magistralmente il ruolo di Robert Paulsen in Fight Club (film incredibilmente sottovaluto all’epoca da ogni festival cinematografico del mondo), è stato uno dei primi sostenitori di Donald Trump e uno dei primi  a scaricarlo e a contestarlo dopo pochi mesi dalla sua prima elezione, afflitto da numerosi problemi di salute che lo costringevano (per motivi assicurativi) a non poter fare concerti più lunghi di due ore, feroce critico della nazi-gestione (come la chiamava lui) della pandemia di Covid 19, morto per le complicanze di un’infezione di Covid 19 nel 2022.
Ironia della sorte? Destino?

Non sarà questo mio piccolo articolo a definire le moltitudini che conteneva Meat Loaf, fatto sta che oltre alla già citata I‘d do anything for love – but I won’t do that (a proposito, inutile che cerchiate che  cosa non avrebbe mai fatto per amore nonostante avesse fatto già tutto, resterà un mac guffin non risolto) un altro bellissimo video di una canzone contenuta in Bat Out Of Hell II (l’album della prima riappacificazione con Steriman) imperversava in quei primi anni ’90 su Video Music e MTV; si tratta per l’appunto di The objects in the rear view mirror may appear closer than they are. 

Ora fresco di patente e di studi sulla segnaletica stradale, la frase “corretta” mi aveva ossessionato ogni prova pratica di scuola guida. “State attenti quando guardate le cose nello specchio, possono essere più vicine di quello che appaiono”. Ripetuta da istruttori, padri apprensivi, esaminatori etc.

Meat Loaf me la ribaltava spietatamente ed è una delle prime dimostrazioni efficaci che ho avuto su quanto il mondo delle idee, delle emozioni, della filosofia, sia diverso dal mondo reale. Perché è assolutamente vero, e all’età che ho oggi ancora di più. I tuoi ricordi sono sempre troppo vicini, e ti danno idea che rimuginandoci sopra potresti ancora forse cambiarli o quanto meno reinterpretarli. Poi apri gli occhi e ti rendi conto di quanti anni sono passati e di quanto essi sono sedimentati a fondo senza possibilità di poterli sfiorare.

Il testo è epico, straziante e incalzante, la musica è una di quelle struggenti ballate rock che erano il marchio di Steirman (per altro, compositore per Bonnie Tyler di Total eclipse of the heart) e Meat Loaf si aggira sullo schermo come un attore consumato, ma del resto come ho detto ci era abituato a star davanti la macchina da presa.

La prima parte parla della morte per un incidente del suo migliore amico, la seconda dell’alcolismo di suo padre e la terza del suo primo vero amore.

[…] Eravamo pronti per le avventure e le volevamo vivere tutte
c’era ancora così tanto da sognare e così tanto tempo per trasformare i sogni in realtà
Ma ricordo ancora il bruciore di tutte quelle lacrime quando se n’è andato
Dicono che la macchina abbia scontrato e che lui sia bruciato
giuro che non capirò mai perché un ragazzo debba morire così giovane […]
A volte mi sembra di vederlo apparire nel buio
Penso di sentirlo proprio dietro di me che sta quasi per toccarmi…

Ma era tanto tempo fa e molto lontano da qui
Oh Dio, ora sembra davvero lontano
Se la vita è solo un’autostrada, allora l’anima è solo un’automobile
e gli oggetti nel retrovisore possono sembrare molto più vicini di quel che sono.

Quando il sole calava e scendeva la notte
sentivo mio padre maledire chiunque conoscesse
Era pericoloso, ubriaco e sconfitto
logorato dal fallimento, dall’invidia e dall’odio
Inverni infiniti, i sogni gelavano
senza un posto dove nascondersi, senza foglie sugli alberi
e gli occhi di mio padre erano vuoti mentre mi colpiva, ancora e ancora.
So che non mi avrebbe mai lasciato andare via; sono dovuto scappare da solo
Così tante minacce e paure, così tanti anni sprecati
prima che la mia vita diventasse davvero mia
E anche se gli incubi dovrebbero essere finiti
il terrore è ancora lì intatto
Sento ancora quella voce orribile, roca e violenta
poi lui mi afferra da dietro e mi tira giù.

Ma è successo tanto tempo fa e molto lontano da qui
Oh Dio, ora sembra così lontano
Se la vita è solo un’autostrada, allora l’anima è solo un’auto
e gli oggetti nel retrovisore possono sembrare molto più vicini di quel che sono.

[…] Lei mi ha insegnato tutto ciò che avrei mai saputo
sul mistero e sulla forza dell’amore
Lo sguardo brillava e la luna splendeva
Ero sul sedile posteriore con la mia Juliet proprio come un Romeo
e tutti i cartelli lungo la strada dicevano: Attenzione! Bambini che giocano!
Erano i diritti della primavera e noi facevamo di tutto
Ogni notte era salvezza, sogni che rinascevano
i sedili che si strappavano ma tutto ciò che facevamo era giusto
Lei usava il suo corpo come una benda e il mio come una ferita
Probabilmente non saprò mai perché sia sparita
ma ora la vedo sollevarsi dal sedile posteriore
come un angelo che esce dalla tomba.

Ma è successo tanto tempo fa e molto lontano da qui
Oh Dio, ora sembra così lontano
Se la vita è solo un’autostrada, allora l’anima è solo un’auto
e gli oggetti nel retrovisore possono sembrare molto più vicini di quel che sono.

Quando ascolto Meat Loaf oggi inevitabilmente mi vedo a vent’anni e poco più sul mio divano di casa a guardare VideoMusic. Non è successo molto lontano da qui, anzi era proprio qui, perché sono una delle poche persone che non ha mai fatto traslochi in vita sua se non per brevi periodi di tempo. Però il tempo quello sì è passato, velocemente come ti dicono tutti quelli più grandi di te quando hai vent’anni e tu li guardi come dei poveri imbecilli.
Non ho avuto amici morti drammaticamente in giovane età e per fortuna i miei genitori sono stati molto più che decenti; eppure mi ritrovo spesso a pensare a come le parole di quella canzone mi aprivano già la strada a una nostalgia che mi avrebbe accompagnato per il resto della vita. Nostalgia per estati già vissute e che sapevo non sarebbero mai tornate.
E se mi chiedete: “Allora come va oggi la tua nostalgia?”
Un disastro grazie… fortuna che ho una bella collezione di dischi souvenir che ci riportano solo certi momenti.
Oltre ovviamente a molte Domande (con la D maiuscola) a cui per quanto la cerchi non so trovare una risposta, come: perché Meat Loaf non ha mai avuto molto successo in Italia?

 

The objects in the rear view mirror may appear closer than they are. 

 

Le altre 33 canzoni:

Sornione
Velasquez
L’avvelenata
Time
Il giorno di dolore che uno ha
Heimat
Ci penserò domani
Meri Luis
The chauffeur
Off he goes
Ob-la-di, ob-la-da
The Times they are a changin’ – Things have changed
Rimini
The captain of her heart
The bard’s song
Stay. Faraway, so close
Il mio nome è mai più
Purple rain
Wish you were here
Fottuti per sempre
Canto del vuoto
Love will tear us apart
Curre curre guagliò
Riders on the storm
Le passanti
Runaway train
Contro il mondo
Certe Notti
Space oddity
C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones
La canzone della bambina portoghese
Stupendo
Fata Morgana