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100 canzoni di cui parlare – Fata Morgana (O dell’incomprensibilità della magia)

Pubblicato il 1 Giu 2026

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[033/100]

 

Piero Pelù e Ghigo Renzulli sono sempre stati con il loro rock una comfort zone nella mia vita. Lasciati, riunitesi, rilasciatesi, ri-riunitesi come le eterne storie d’amore che non finiscono mai fra amanti litigiosi.

La chiamata che ha fatto a sostegno delle attività di Medici Senza Frontiere in Palestina ci conferma che Piero – El diablo – Pelù, oltre a girare da decenni nella notte con le anime perse, continua a stare (con coerenza, a differenza di qualcun altro) attivamente dalla parte umana rispetto al potere economico. (A proposito, per ricordare che il rock – comunque – non morirà mai voglio qui citare due suoi bellissimi pezzi recenti: Picnic all’inferno dedicata a Greta Thumberg e Fossi foco, pazzesca citazione rock di Cecco Angiolieri fatta con Appino).

Però… Fata Morgana (insieme ad Apapaia, Tex e Santiago le migliori dei Litfiba secondo me) è una di quelle canzoni di cui non posso parlare, ma solo raccontare! Perché è legata a delle immagini che al solo pronunciarla ogni altra analisi svanisce. Quindi, come si suol dire, allacciate le cinture perché sto per raccontarvi di  nuovo una di quelle storie sospese fra le memorie di eventi mai accaduti e la rimozione di quelli reali, fra la realtà dei sogni e le falsità dei ricordi. Quelle storie che possono essere narrate solo ai margini della narrativa, tra le emozioni nascoste e il citazionismo ostentato, fra le vette dell’ironia e gli abissi del ridicolo… una storia che può esistere solo in Konka Zone! (E a chi coglie la citazione un libro gratis!)

L’incomprensibilità della magia

La verità è una sola: Johnny e i suoi amici avevano poteri magici.
E ora chi non conosce Johnny dirà: “Uff… ma basta con l’Urban fantasy!”… mentre chi lo conosce dirà: “Ma va là, che era scettico come Piero Angela!”

Ma è così! E comunque, voi che siete disposti ad ascoltare una storia che parla di magia, ricordate che, nella narrativa, non solo ogni riferimento a fatti realmente accaduti è sempre e comunque puramente casuale; ma anche e soprattutto che, ai nostri giorni, ogni spiegazione alternativa alla magia, ammesso e non concesso che ci sia, è sempre e comunque prescritta.

Quindi, tornando alla nostra storia, questo gruppo di amici aveva poteri magici. C’era chi aveva il potere di trovarsi sempre e comunque dalla parte del torto anche quando aveva ragione, c’era chi aveva il potere di non avere mai torto anche quando gli altri avevano ragione, c’era chi aveva il potere di vedere muretti anche quando non vedeva più nulla da un bel po’. Ma queste sono altre storie.

Il potere che loro tutti, e quando dico tutti voglio dire tutti, avevano era quello di poter avere consumazioni illimitate in ogni discoteca del paese. E per paese si intende l’Italia.
Ora, dato che da un grande potere derivano grandi irresponsabilità, i nostri cercarono a lungo di volar bassi e non sfruttarlo. Tuttavia, capitò loro uno di quegli eventi imprevedibili che cambiano la vita. La fine dell’adolescenza.

Non stiamo adesso a scomodare Guccini per definire quell’età intorno ai venti, ma ci pare superfluo sottolineare che dei baldi (più o meno nella media, suvvia) giovani quando si ritrovavano in quei locali (in cui è ovvio che ci si andava principalmente per ascoltare bella musica, ed infatti erano tutti loro pazzi per il raffinato genere tum-ciack-tum-ciack ma tuttavia poteva anche capitare di conoscere lì persone gradevoli per i propri orientamenti sessuali) un siffatto potere poteva tornar comodo.

Ed ecco il vero inizio della nostra storia ovvero quando, distanti dalla loro Konka, Johnny, Dino e Lemmy stavano scroccando un soggiorno in un campeggio dell’Adriatico grazie a Kiko che aveva trovato lavoro stagionale come responsabile dell’animazione. Una di quelle sere, tanto per non tornar attorno al solito falò in spiaggia e ritrovarsi per l’ennesima volta a cantare di bionde trecce e occhi azzurri, per la prima volta entrarono nell’enorme Labirinto, la discoteca più famosa della zona, e cominciarono a mettersi  a loro agio usando con discrez… vabbè raccontiamola più credibile… abusando del loro potere magico.

Ad un certo punto della notte, mentre Dino era in altre faccende affaccendato, Johnny e Lemmy incontrarono Daniela e Samantha, giovani ragazze fiorentine anche loro amanti della bella musica da discoteca (anche se in realtà preferivano il genere meno commerciale del tum-tum-ciak-tum-tum-ciak) e per far colpo su di loro inevitabilmente, ricorsero al potere.
“Allora biondina tu vai là e gli dici: ‘mi dai due gin lemon?’ uno è per te e uno è per me!”
Daniela guardò Lemmy e scoppiò a ridergli in faccia. “Ma mica son grulla, te tu mi sa che ne hai già presi troppi di gin lemon!”
“Tu sei… com’è che hai detto? Trulla?”
“Grulla Lemmy!” Lo corresse Johnny mentre le ragazze ridevano.
“Vabbè, tu sei grulla se non ci vai! Non ti va un gin lemon?”
“Mi va, certo, hai voglia se mi va! Con questo caldo poi… dammi i soldi e te li porto.”
“Ah, lo vedi che sei ton… grulla? Così son buoni tutti, dove starebbe il mio potere se ti do i soldi?”
“Ma see, il potere…  ma che sei bischero?”
“Aho, che hai da perdere? Io sto qua e lo convinco con il mio potere, se non te li da poi ci penso io, ok?”
Samantha, che con i suoi occhi scuri, i suoi capelli corti e neri e il suo modo un po’ austero sembrava essere l’opposto di Daniela, si avvicinò all’orecchio di Johnny e gli chiese: “Che ha preso il tuo amico per stare così fuori?”
“Ah ah, no Samantha… Samantha giusto? No davvero… lo so che è strano ma è così!”
“Così come?”
“Abbiamo poteri magici!”
“Ma ragazzi se siete fuori…” Disse Samantha roteando gli occhi.
Johnny prese il portafoglio e le mostro una carta centomila lire, “Guarda… facciamo così, mi vedi che non sono fuori di testa giusto? E ho i soldi, giusto? Provaci tu se la tua amica è timida. Vai al bar, e gli dici… gli dici… che vuoi bere a proposito?”
“…. mmm…. un mojito.”
“Ecco vai lì e gli dici un mojito e un cuba libre. Se ti chiede di pagare io sto dietro di te, arrivo e pago, ok?”
“Ragazzi… ma tutta codesta cena per offrirci da bere…”
“No cara mia… non è per offrirvi da bere, è che ci va di bere a noi, fidati. Tu non chiedere il prezzo, ordini e basta. Quando arrivano li prendi e tranquilla, lui non ti dice niente.”
“Si vede che lo conosci! La cosa è preparata!”
“Pensala come vuoi, ma fallo… se hai sete.  Se no pazienza… chi accetterà di bere gratis lo troveremo di sicuro!”
Samantha guardò Johnny molto perplessa, poi si decise. Andò al bar e chiese le consumazioni; dopo pochi istanti il barista glie le poggiò sul bancone e poi le voltò le spalle. Lei prese i bicchieri di plastica e torno dagli altri tre.
“Dani… funziona!”
“Maremma di quella maiala!”  Daniela corse al bar e tornò dopo poco con i due gin lemon per lei e Lemmy.
Brindarono e risero, poi Daniela disse: “Dai ragazzi, seriamente…  conoscete i baristi? I proprietari?”
“Guarda, te lo dico solo perché hai gli occhi blu… la verità è che noi  siamo magici!”
“See… che bischeri!”
Bischeri o non bischeri il potere fu usato altre volte nel corso della notte, fino ad un’alba che vide Lemmy conquistare trionfalmente il consenso di Daniela per scambiarsi il numero di cellulare e quindi vedersi il giorno dopo.

Poche ore dopo Johnny venne svegliato da Lemmy che lo trascinò fuori da sogni e incubi consumati nel materassino posto sul pavimento di legno della veranda adiacente alla roulotte di Kiko. Veranda e roulotte che dopo un mese di animazione erano ridotte peggio di una tendopoli per un campo profughi. E l’infinto mese di agosto ancora doveva arrivare.
“Ci hanno chiamato! Capito? Ci hanno chiamato, sveglia!” Furono le prime parole che Johnny riuscì a riconoscere.
“Ma chi… ma chi cazzo ci ha chiamato? Ma che ore sono? Dobbiamo dare una mano a Kiko?”
“Ma no… ci hanno chiamato le ragazze!”
“Quali ragazze?”
“E daje Jo’, le fiorentine di ieri sera! Quanto hai bevuto?”
“Ma no, che bevuto… cioè normale… sì sì mi ricordo… già ti ha chiamato la bionda? Le hai lasciato il numero tre ore fa… poteva venire direttamente con te ieri sera se già non vede l’ora di rivederti!”
“E dai su… ti dico che mi ha chiamatoora, mi chiede se andiamo in spiaggia con loro!”
“La spiaggia del loro campeggio?”
“No, dice di andare in un posto carino qui vicino…”
“Se vabbè ma io che vengo a fare? Quella lì… la moretta…”
“Samantha!”
“Sì… vabbè… dopo un paio di mojito le uniche parole che mi ha rivolto sono state: grazie, ciao, buonanotte!”
“E vabbè Johnny cosa stai a lamentarti? Ci sono due ragazze che vogliono uscire con noi…  che fai mi mandi da solo? Su sbrigati…”
“Uff.. ma che cazz… Kiko! Kikoooo! Cazzo, mi ha fregato di nuovo i jeans, manco i pantaloni di ricambio si è portato!!!”
“Dai che tanto ti devi mettere il costume, andiamo in spiaggia!”
“Caffè… cazzo… il caffè… e Dino?”
“Dajeeee sbrigati! Cazzo te ne frega di Dino, ci chiamerà sul mio cellulare!”

Così, pacatamente sollecitato, Johnny si trascinò fino alla sua auto e con il fidato Lemmy recuperarono le ragazze e arrivarono quindi in una spiaggia stranamente non molto affollata.
La giornata in spiaggia cominciò per Johnny sotto i migliori auspici. Samantha stese il suo asciugamani sulla sabbia dicendo “Non rompetemi le scatole che stanotte non ho dormito!” Ed infatti si addormentò praticamente subito e da lei non si ebbero più contributi. Solo dei mugugni rifilati al povero Johnny che provò a riportarla al mondo chiedendole varie volte se desiderava qualcosa dal bar vicino; ricevette come risposte “unnnnggff… no…nmmmmhf” alla proposta del caffè, “mmmm checc…no, dormo.” alla proposta del pranzo e il didascalico “umf” alla proposta di un gelato nel pomeriggio.
Lemmy e Daniela dopo aver assunto come dato di fatto che tra Johnny e Samantha non c’era molto feeling (“Eh… effettivamente è un po’ stanca in questi giorni… sarà il mare!” commentò Daniela alla domanda di Johnny che voleva sapere se la sua amica fosse narcolettica), esplorarono invece pomiciando i vari angoli della spiaggia; poi risero insieme al loro terzo incomodo durante il pranzo e nel pomeriggio fra un bacio e l’altro; poi, una volta recuperata la dormiente, prima dell’ora di cena si salutarono con molto affetto davanti all’ingresso del campeggio delle due ragazze.
“Andata bene eh?” disse Lemmy a Johnny rientrando in macchina, prendendosi così una lunga serie di insulti e imprecazioni che sovrastarono di gran lunga i decibel dell’autoradio.
“Ma perché non sei rimasto con loro?” Chiese Johnny alla fine del suo sfogo.
“Ma Daniela mi ha spiegato che Samantha è un po’ strana e…”
“No! Ma che cosa mi dici?”
“No davvero, è che..”
“Strana nel senso che è morta e non lo sa?”
“Dai Johnny… comunque ha detto che Samantha non l’avrebbe presa bene se mi fermavo con loro!”
“Ah, pure rompicoglioni!”
“Eh mi sa di si… comunque niente, stasera non vengono al Labirinto e poi domani pomeriggio vanno via, quindi mi ha detto che ci risentiremo!”
“Sì, ma speriamo si porti un’altra amica se viene in Konka eh!”
“Ah ah ah, comunque grazie, sei stato un amico, hai aspettato come un cagnolino!”
“Figurati, mi sono finito due Dylan Dog, un Martyn Mystere, la Gazzetta dello sport e mezza settimana enigmistica, la prossima volta che rimorchiamo qualcuna mi porto l’enciclopedia!”
“Ah ah ah ah …”

La notte tornò, senza essere troppo spietata, Dino li stava aspettando insieme a Kiko e li informò della novità: quella sera avevano i free pass per il Labirinto. “Beh per lo meno non ribeccheremo quelle due matte!” pensò Johnny, quindi poco prima della mezzanotte erano tutti e tre nella fila Vip per l’ingresso nella discoteca.
Le cose accaddero rapidamente prima che Johnny potesse proferire una sola best… dicevamo di raccontarla realistica…  prima che potesse proferire più di poche bestemmie.
Lemmy prese in mano il suo cellulare (era l’unico ad averlo in quella vacanza) ed uscì dalla fila per parlare. Tornò e strattonò Jonnhy.
“Jo’… ci stanno venendo a prendere!”
“… spero tu stia parlando della polizia!”
“No… di Daniela e Samantha!”
“Ah Lemmy, ma vaff..”
“No no, ascoltami!”
“Aho non facciamo scherzi! Che mi lasciate qui da solo?” Chiese preoccupato Dino.
“Ma tranquillo Dino che neanche se…”
“Johnny ascoltami, a Dino gli lasci le chiavi della macchina ok?”
“Ok un cazzo!”
“Aho e stammi a sentire! Daniela ha detto che ha parlato con Samantha, lo sa che è strana… ma il fatto è che quando uno gli piace diventa  ancora più strana, però ha insistito lei per richiamarci!”
“La morta?”
“Ti dico di sì, dai … cazzo Johnny non mi puoi dar buca!”
“Ma io…”
“Ma ti pare che mi chiamava se non era così?”
“Emmmamannagiala… Dino… prendi le chiavi… e mi raccomando occhio! Che ho solo quella di macchina!”
“Ma zozza di una maiala, mi lasciate solo davvero?”
“Aho, Dino capisci la situazione! Queste già so strane… non possiamo farci trovare in tre! Scusaci!” disse Lemmy.
“Ma io…”
“Usa il potere! Dino! Usa il potere!” Urlò Johnny mentre veniva trascinato via da Lemmy e seguire una magia diversa.
“Ma inguastita di una Eva però!” Urlò Dino fra le risate di tutta la fila Vip.
Narra la storia che, il giorno dopo prima di rivedere il loro amico, Lemmy e Johnny conobbero dalle bocche di altri la leggenda di un tal Dino Dalla Konka che all’alba era uscito trionfalmente dal Labirinto accompagnato dalle acclamazioni in stile ultras del secondo piano della discoteca , ormai suo feudo personale grazie all’abuso del potere. Erano tutti ad urlare a squarciagola “Di-no! Di -no! Di -no!” sovrastando anche il tum-ciack-tum-ciack della discoteca. Si narra anche che lo stesso Dino si girò e ringraziò salutando il secondo piano lanciando baci come se fosse il suo addio all’alcool. Ma questa è un’altra storia.

Chiusa la portiera posteriore della uno grigia targata “FI” Lemmy disse: “Allora ragazze, visto che siamo accorsi alla vostra chiamata… che intenzioni avete stasera?” Vogliamo fermarci per una birretta sul lungomare o…”
Samantha lo guardò dallo specchietto mentre guidava e disse: “No, che birra? Guarda Lemmy, siamo senza una lira sennò si era al Labirinto anche noi!”
“E quindi…”
“Quindi si pensava di andare direttamente alla nostra tenda se per voi è ok.”
Ooochhèi.” Disse Johnny verificando la presenza del preservativo nel suo portafogli.

Ora prima che pensiate che la storia svolti sul porno sarà il caso di arrivare subito al punto in cui i nostri amici magici entrarono nella tenda delle ragazze. Tutti e quattro ridacchiavano e si scambiavano sguardi di complicità, anche Samantha e Johnny. Quest’ultimo accettò lo sguardo soddisfatto di Lemmy che aveva l’espressione del: “Te l’avevo detto io!”.
Una Heineken venne presa dalla ghiacciaia e poi Daniela tirò fuori uno spinello dicendo “Oh, a Firenze codesta roba non la possiamo riportare siete fortunati ragazzi!”
“Ma grazie davvero!” Disse Lemmy accettando l’omaggio e aspirando l’illegale sostanza, poi lo spino arrivò a Sam e quindi a Johnny, che in realtà, essendo reduce da qualche paranoia tedraidrocannabinoica, ne aspirò molto poca e la passò Daniela. Mentre quest’ultima aveva di nuovo in mano lo spinello, Johnny percepì un fremito nella magia.
“Oh Dani, ma quanto nei hai messo? Accipicchia come è forte!” Disse Sam e appoggiandosi ai cuscini.
Daniela e Lemmy risero e poi si abbracciarono, Johnny prese l’Heineken bevendone un sorso, poi un altro…  si girò verso Sammie per offrirgliela ma, come già sapeva in cuor suo, stava dormendo.
Non disse nulla, guardò solo Lemmy indicandogliela con un cenno del viso. Lemmy bestemmiò.
“Oh ma ‘l che te tu hai fatto?!”
“Io? L’amica tua il che ha fatto!”
“L’amica mia? Sam! Sammie! Maremma maiala!” Qualche scrollone, diverse imprecazioni, ma nessuno ottenne più di un “Grunf”. I tre si guardarono e Johnny alzò le mani uscendo poi dalla tenda. “Prendo un po’ d’aria” disse diplomaticamente.
Fuori ripassò il calendari e ne propose alle stelle di futuribili con i santi di riserva, poi trovata una panchina si sedette ragionando. “La birra è finita, il campeggio non lo conosco e a piedi fin da noi è lunga. Dormo in spiaggia… o meglio su  questa panchina? No, meglio la spiaggia che se passa il guardiano non sono del campeggio e chissà che casino…” Poi alzò gli occhi e vide Lemmy venire verso di lui.
“Aho?” Esclamò Johnny tanto per dire qualcosa.
“Come la vogliamo risolvere?” Gli chiese Lemmy.
“E come la risolvi? Trombi, io vado in spiaggia, domattina ci riporteranno da noi.”
“Non si può fare!”
“Che vuol dire?”
“Dany con Samantha così… che fa la strana… non me la da.”
“E allora se non te la da, vuol dire che ci riaccompagna al nostro campeggio!”
“Eh… sì, questo ti volevo dire… sei d’accordo no? O vuoi aspettare che si svegli?”
“Ma chi? La morta? Ma stai scherzando? Via via!”
“Eh… magari porto Dany da me che Dino ancora non è tornato di certo!”
“Ecco bravo, daje! Andiamo!”
Tornarono da Daniela che stava raccogliendo le chiavi della macchina. Le mise nella sua borsetta ma in quel momento arrivò la voce di Samantha: “Che fate?”
“Niente Sam… tranqulla!”
“Come niente? Dove stanno Lenny e Johnny?”
Nell’udire ciò i due amici si diedero contemporaneamente una pacca sulla fronte, un gesto che ancora non era diventato universalmente un facepalm, ma sarebbe stato tale da lì a pochi anni  con l’arrivo dei social e dei meme.
“Sono qui fuori, li riaccompagno al loro campeggio poi torno!”
“Beh vengo anch’io.”
“Ma dove ca…” Quasi strillò Johnny, poi abbassò la voce. “Ma no… dove vieni? Sei stanca… si vede che sei stanca, resta a dormire!”
“No… cioè sì dormivo, ma ora sono sveglia e vi accompagno anche io!”
La storia non racconta il numero di imprecazioni e maledizioni che Lemmy si tenne nella gola a forza, ma se è vera la teoria per cui un battito d’ali di una farfalla (etc etc) il terremoto che distrusse l’Umbria nei mesi seguenti di quel 1997 potrebbe non essere stato casuale.

E così siamo giunti al magico epilogo della nostra storia: dopo il viaggio surrealmente silenzioso nella Fiat Uno, i quattro arrivarono al campeggio di Kiko. E a quel punto a Lemmy venne l’Idea, quella con la I maiuscola, che può cambiare un destino già segnato. In peggio, ovviamente.
“Raga’… ve la butto là…  sono le una e trenta, in spiaggia sicuramente stanno facendo un falò, andiamo?”
Dopo un momento di silenzio Daniela guardò Samantha e gli chiese “‘l che tu dici? Si va?”
“Ovvio che si va!”
Mentre Johnny si guardava bene dal commentare alcunché, Lemmy passò nella sua tenda a prendere due asciugamani. Quando arrivarono in spiaggia il falò era inevitabilmente lì, come quasi tutte le notti. Il povero chitarrista stava cercando di star dietro a tutte le stonature fatte su un’improbabile “Albachiara” cantata ad otto voci.
Johnny mise l’asciugamano a qualche metro di distanza dal falò e Samantha si accomodò vicino a lui. “Ora vediamo quanto ci mette ad addormentarsi!” Pensò.
Lemmy invece era andato un bel po’ più lontano, Johnny lo intravedeva mentre si stava già abbracciando con Daniela.
Intanto, dopo che tutto il mondo era andato fuori e le risate si susseguivano senza sosta apparente, il chitarrista del falò dichiarò: “Oh ragazzi, siete bravini eh… ma adesso però lasciatemene fare una a me.. non ci stonate troppo sopra che a questo pezzo ci tengo!”
Arpeggiò un poco, eseguì al volo un’accordatura magica, bevve un sorso di birra, riprese quindi l’arpeggio con più enfasi e infine attaccò: “Ho sete! Ho sete di te che non sei qui, stella caduta dagli occhi, che voli sul mio deserto…”
Johnny che stava seguendo le operazioni del chitarrista, non aveva potuto vedere come Samantha si fosse messa in ginocchio con le mani chiuse a pugno come una preghiera appena partite le prime parole della canzone. E così pensando di parlare da solo disse: “Grande bro’! Per proporre Fata Morgana bisogna essere davvero bravi!”
Poi si girò e vide gli occhi di Samantha fissi su di lui. La guardò con fare interrogativo e molta perplessità fino a quando lei non disse: “Cioè tu conosci i Litfiba?”
“In che senso li conosco? Di persona?… di persona no.” Rispose sorridendo. “Li conosco come gruppo ovvio, mi piacciono molto!”
“Cioè… non ci credo…  un ragazzo che conosce i Litfiba?!”
“Guarda che sono anni che cantano eh.. non è che sono esordienti… poi dopo che hanno fatto El Diablo li conoscono praticamente tutti e…”
“No cioè, mi stai dicendo che tu conosci anche le canzoni vecchie?”
“El Diablo non è vecchia.. prima c’era Tex… e anche Santiago che…”
“Nooo… non ci credo, non è possibile!”
“Ma come non è possibile… hanno migliaia di fan…”
“Sì ma per i nostri amici sono solo dei drogati, li evitano come la peste! Mi picchiano se metto una loro canzone!”
“Ma che amici hai? Comunque penso che Piero Pelù sia proprio una persona confortante in questo mondo del cavolo… e ti aiuta a non sentirti troppo estraniato da questa società che ti vorrebbe sempr…”
Johnny si ritrovò la lingua di Samantha incastrata fra i suoi denti mentre lo slancio dell’abbraccio lo stese letteralmente sulla sabbia.
Non aveva sentito nessun fremito nella magia, la cosa lo colse totalmente e piacevolmente di sorpresa. In quegli istanti, come era sua consuetudine in casi simili, già immaginava i prossimi trent’anni passati insieme alla folle e sonnolente e sconosciuta Samantha che, nella sua testa sarebbe per sempre rimasta in bilico fra una fighetta snob conosciuta al Labirinto e una pazza rockettara, quasi punk, adoratrice di Pelù.
La sua lingua era ancora incastrata fra i suoi denti e ci sarebbe rimasta a lungo. Ma solo nella sua mente però, perché dopo poco tempo la voce di Daniela fu chiara e inequivocabile.
“Alzati Samantha che ce ne andiamo!”
Johnny e Samantha la guardarono.
“Cioè… ma ora?” Chiese Samantha.
“Ora.” Disse Daniela senza ammettere repliche.
Mentre lei si alzava Johnny guardò Lemmy che gli rispose con il gesto inequivocabile di volto e mani che voleva dire: “Lascia perdere!”
I due amici, che per quanto magici non potevano proprio spiegarsi certi avvenimenti legati al mondo del mistero, accompagnarono le due fino all’uscita del campeggio e le guardarono camminare fino alla Uno grigia targata FI.
Johnny guardò Lemmy che disse: “Non ne parliamo più, ok?”
Samantha tornò indietro correndo con in mano un biglietto, abbracciò Johnny e gli disse “Scrivimi!”, lasciandolo con un rapido bacino sulle labbra e poi correndo di nuovo verso la sua impaziente amica.
La uno imboccò la statale e dopo qualche secondo Johnny prese il biglietto di Samantha, lo portò alla bocca e iniziò a masticarlo.
“Ma che fai Jo’?”
“Non voglio rischiare di perderlo…” Poi sputò a terra la pallottola cartacea e aggiunse: “E cancella il numero di quell’altra matta che se queste me le fai ritrova’ in Konka, te meno.”

 

Litfiba – Fata Morgana

 

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Il giorno di dolore che uno ha
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