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Uno stato da “due spicci”

Pubblicato il 2 Giu 2026

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Se il successo di “Due spicci”, la nuova serie targata ZeroCalcare, era pressoché scontato, molto meno erano scontate le dimensioni di questo successo. E in particolare le diecimila persone accorse al Circo Massimo per l’anteprima della serie.

Questo e il diluvio di recensioni entusiaste (una media di 8.5/10 su Imdb dopo le prime seicento) hanno evidentemente spaventato qualcuno, ai c.d. piani alti, visto che (scoop!!!) uno dei punti di riferimento verso il basso della storia politica italiota (il sempre imbarazzante Gasparri) ha tuonato e minacciato interrogazioni parlamentari dopo aver scoperto, udite udite, che in Italia ci sono lavoratori malpagati finanche nel mondo artistico e televisivo.
I suoi amichetti di Mediaset, per non parlare delle redazioni degli amichetti editori, invece evidentemente hanno sempre elargito compensi da nababbi ai lavoratori. Ne prendiamo atto.

Fatto sta, che al di la delle risposte che giungeranno al rappresentante dello stato e del governo dagli autori della serie, tutto ciò ci da l’occasione di parlare, in questo 2 giugno, festa di una repubblica ormai oligarchica (a proposito, le maiuscole mettetecele voi su certe schifezze) del fatto che caratterizza più di ogni altro la terza serie animata di Zerocalcare. La totale assenza dello stato.

Dando per scontato che tutti (escludendo Gasparri & co., ovviamente)  riconoscano all’autore romano una capacità straordinaria nell’arte del raccontare storie, così bravo da aver sdoganato in Italia le graphic novel nella grande distribuzione editoriale, e ora di averle traslate in questo nuovo format di molto diverso da qualunque cosa “a cartoni animati” (sorry ze’… sono boomer) avessimo visto finora; vogliamo sottolineare proprio questo aspetto.
Non possiamo non notare che in una storia che (fra le tante risate che Zero ti costringe a fare con il suo surrealismo fin troppo realistico) parla soprattutto di usura, malavita, esattori, buffi, suicidi, omicidi, soprusi, violenza maschilista praticamente non si vede una sola divisa delle “forze armate” o di figure istituzionale.

Lo stato, e le sue forze armate e le sue istituzioni, non sono qualcosa di lontano… ma qualcosa totalmente inesistente. Viene chiamato in causa solo per denunciare la sua assenza: “Amore mio,  ce stanno 50 posti letto messi a disposizione dal comune di fronte a 2000 richieste, noi provamo a mettece le pezze ma lo vedi anche tu come stemo messi.
O per denunciare in modo impietoso che non c’è molta differenza fra i metodi violenti della criminalità e mettere in galera qualcuno per dieci anni. E sì, per carità “Non me poi dì che è la stessa cosa!” Certamente! Ma “Bella, io con lo stipendio del centro commerciale o ce pago l’affitto o ce magno, e mi fratello s’è impiccato in cella dopo che là dentro aveva fatto più buffi che fori, quindi scusame non so la tipa adatta per fa le distinzioni.

In poche parole, in cinque minuti di dialogo tutto quello che nessuno ha il coraggio di dire: l’Ita… l‘Assurdistan è l’unico paese dell’occidente dove lavori 40 ore a settimana, anche con mansioni altamente qualificate, e sei POVERO.

Povero, sì. I soldi non ti bastano mai, soprattutto in una città come Roma… e a Milano e Firenze è anche peggio. Sei povero, e non te ne rendi conto… ma se hai i figli e un mutuo quando arriva l’imprevisto lo realizzi subito che il tuo stipendio non basta. Grazie allo stato e alle sue sovrastrutture bancarie basta un piccolo sospeso (o anche per motivi politici, come dimostra il caso Francesca Albanese) e nessuno ti da un prestito legalmente. E allora che fai? Trovi il doppio lavoro e per sostenere dodici ore di lavoro al giorno pippi la cocaina, e la spacci, sennò non tela puoi permettere.  In attesa della svolta. Della scommessa giusta, del gratta e vinci giusto, della morte dello zio giusto.

Nel frattempo Gasparri & co. – 20mila euro al mese quando non hanno ulteriori extra – ti dicono che il problema è l’immigrato che ti ruba il lavoro (quale?) e puniscono con il carcere duro un diciottenne che ha due grammi di hascisc in tasca. Poi ti dicono comprare i cacciabombardieri perché Putin ci vuole invadere e spendono lì in fondi europei che servivano a rimettere in sesto il SSN.
Così quando tua madre o tuo figlio hanno bisogno di un’operazione urgente, magari non salvavita, ma comunque urgente per avere una vita normale, le liste di attesa dello stato ti dicono “ripassa fra due anni”. Quindi cosa ti resta da fare? Chiamare l’amico Tartaruga e chiedergli diecimila euro per pagare il chirurgo. Chirurgo che opererà i tuoi familiari nella struttura pubblica,  ma intascando i tuoi soldi grazie all’intramoenia e… no scusate quest’ultima parte non c’è sulla serie “Due spicci”.

Vabbè lo ammetto mi son sbagliato.
Come mio nonno. Quando pensava che resistendo sulle montagne quei due inverni avrebbe potuto contribuire alla formazione di un paese decente. Col cazzo che ce l’avreste fregato se avesse avesse avuto la premonizione di vedere cosa saremmo diventati.

Ciao Ze’! Se semo visti. Tanta stima.

 

P.S. p.s. ne frattempo è arrivata la risposta di ZeroCalcare alle polemiche sui salari. Precisa e puntuale come sempre.