
“L’utopia è come l’orizzonte: cammino due passi, e si allontana di due passi. Cammino dieci passi, e si allontana di dieci passi. L’orizzonte è irraggiungibile. E allora, a cosa serve l’utopia? A questo: serve per continuare a camminare.” – Eduardo Galeano
Nel giorno primo del terzo mese senza il Maestro Guccini voglio raccontarvi una storia, tanto per cambiare. Non ha ancora un titolo… vabbè, usiamo quello più scontato.
Il raggio verde

Once upon a long ago,
camminavo a Roma fra le facoltà de La Sapienza quando una locandina mi propose l’incontro con un fotografo che aveva immortalato il raggio verde.
Raggiunsi l’aula dedicata e ascoltai affascinato. Scoprì che si poteva vedere l’ombra della Terra durante un tramonto… bastava guardare dalla parte opposta del Sole! Appresi che lo stesso Sole in quei momenti poteva deformarsi, sdoppiarsi o apparire davanti alle nuvole; era il cosiddetto fenomeno della Fata Morgana; infine ci mostrò gli scatti del Raggio Verde, quello che vedono solo i puri di cuori, immortalato in Inverno.
La minore umidità e foschia rispetto alle serate estive avevano reso più probabile il successo dello scatto.
I giorni successivi accantonai la mia vecchia Olympus a focale fissa e comprai una Nikon reflex con uno zoom da 300 ingrandimenti, un cavalletto e diventai un cacciatore di tramonti ma soprattutto del Raggio Verde.
Sulle spiagge del Tirreno diventai presenza affezionata: da Sperlonga a Punta Ala provai da ogni angolatura possibile, in ogni vacanza che mi potevo concedere.
Dagli spettacoli irreali dei colori giallo, rosso, bianco e azzurro ai voli di innumerevoli gabbiani, alle infinite silhouette di traghetti, barche, scogli e ignari passanti in spiaggia raccolsi ogni tipo di immagine umanamente immaginabile.
Una volta ad Ansedonia catturai una Fata Morgana perfetta, con il Sole che si sdoppiava perfettamente mentre si tuffava in acqua. Un’immagine simile ad una delle foto che ci mostrò quel fotografo tempo prima. Ma più bella. La mia era valorizzata dalla silhouette degli scogli.
Più volte ho fermato le nuvole dietro al Sole, in giochi ottici che solo la trigonometria applicata alle radiazioni elettromagnetiche della luce può spiegare.
Ma non sono mai riuscito ad immortalare il Raggio Verde.
Una volta a Cadice ero sicuro di averlo preso, ma il successivo ingrandimento non mostrò nessuna sfumatura di verde.
Lo presi a Matala… sono ancora sicuro di averlo preso. Ma anche quella volta l’ingrandimento si burlò di me: il raggio non era rosso, ma neanche verde. Le lunghezza d’onda della luce sono spietate e quella che avevo colto non era fra 500 e 565 nanometri.
Non sono mai stato un tipo ossessivo, quando smisi di divertirmi semplicemente me ne feci una ragione e continuai a fotografare altro, mi concentrai sulla street photography, sulle nebbie lacustri ed i voli dei gabbiani e le pose degli aironi. La reflex mi accompagnava sempre lungo le strade d’Europa.
Poi cominciai a viaggiare insieme a lei, in nuove destinazioni ma anche nelle stesse che avevo già percorso e mi spiegò cos’era cambiato dei posti dov’ero già stato e in cui tutto mi sembrava diverso.
Poi, durante un tramonto consumato a bordo di uno dei tanti traghetti presi insieme, mentre era ferma sul ponte a guardare la nostra stella immergersi nelle acque le scattai una foto. A lei dico, non alla stella. Lo feci a tradimento perché non le piaceva molto mettersi in posa anche se un po’ si era abituata alla mia voglia di rendere eterni gli istanti.
L’ingrandimento quella volta non mentì, nei suoi occhi marroni c’era, nel suo splendore, il Raggio Verde.
Cancellai subito quella foto. La magia non vuole prove della sua esistenza.
Da allora ho visto il raggio verde in tutti i tramonti, a patto di tenere sempre la reflex nella sua custodia.

***
Non bisogna mai scrivere di se stessi anche se alla fine si scrive sempre di se stessi etc etc. Ormai lo sapete, non mi sto a ripetere.
L’isola che non c’è è l’Utopia. E questo è abbastanza chiaro, non c’è bisogno di far spiegoni su una delle canzoni più belle della musica italiana.
Edoardo Bennato, rocker napoletano inossidabile del 1946, uno di quelli a cui il Destino/Karma/Caso ha probabilmente già tolto più di quello che aveva regalato, è nel 1980 all’apice della sua vena artistica e del suo successo che sfocia nel concept album Sono solo canzonette dedicato al mito di Peter Pan.
Testi geniali, sagaci e irriverenti, uniti alla classica impronta rock di Edoardo che esplode in uno dei pezzi rock, italiani, più ballati di sempre: Il rock di Capitan Uncino.
I riferimenti tra la storia delle fiabe e la vita reale sono fin troppo evidenti, ancor più espliciti che nel precedente concept album Burattino senza fili di cui bissa il successo di vendite (entrambi oltre il milione di copie) e oscura Uffa! Uffa! che è uscito poche settimane prima sempre per la Ricordi. (Sul perché di questa scelta si sa che è stata una decisione personale del cantautore che ha anticipato in tal senso artisti come i Guns’n Roses e Bruce Springsteen)
L’isola che non c’è è innegabilmente la perla dell’ostrica: parte dalla citazione di James Matthew Barrie: “Seconda stella e destra e poi dritti fino al mattino” (a cui verrà data nuova linfa vitale dal Capitano Kirk nell’ultimo film della serie di Star Trek), prosegue con un’analisi razionalista di quanto sia folle pensare di raggiungere un’isola che non c’è e infine chiude con quello che forse è il capolavoro poetico di Edoardo Bennato.
“E ti prendono in giro / Se continui a cercarla / Ma non darti per vinto perché / Chi ci ha già rinunciato/ E ti ride alle spalle / Forse è ancora più pazzo di te.”
Punto, partita, incontro. Applausi. Sipario. Ogni discussione su un testo del genere è inutile. Si può solo citare e darne merito all’autore.
“Si tutto splendido, ma che c’entra il Raggio Verde?” mi potreste domandare; e magari, presi dal razionalismo di cui sopra sottolineare con fare saccente: “L’isola che non c’è, non esiste, il Raggio Verde invece è un fenomeno osservabile e osservato nonché documentabile e documentato. Perché li paragoni?”
Ora potrei semplicemente ricorrere a degli insegnamenti appresi dai monaci zen e dare una risposta del tipo “perché il blog è mio e ci scrivo quel che mi pare”, ma riconosco che non sarebbe elegante.
In realtà questa vostra ipotetica domanda giunge a puntino (guarda caso, neanche stessi scrivendo il pezzo io, nevvero?), per un ulteriore omaggio al Maestro in questo primo giorno del terzo mese dalla sua scomparsa, ricordando che dieci anni prima di Bennato anche lui si fece ispirare dalle isole misteriose. La sua canzone L’isola non trovata, non è quella di Peter Pan ma quella di cui parlano i versi di Guido Gozzano. In base a quelli, recita Guccini:
“Il Re di Spagna fece vela / Cercando l’isola incantata / Però quell’isola non c’era/ E mai nessuno l’ha trovata. / Svanì di prua dalla galea / Come un’idea / Come una splendida utopia/ È andata via e non tornerà mai più.
Le antiche carte dei corsari/ Portano un segno misterioso/ Ne parlan piano i marinai/ Con un timor superstizioso/ Nessuno sa se c’è davvero / Od è un pensiero /Se, a volte, il vento ne ha il profumo/ È come il fumo che non prendi mai.”
Nessuno sa se c’è davvero od è un pensiero, ecco il punto.
Serve che una storia sia vera per essere da ispirazione? Acquista punti “una storia vera” rispetto a una per cui “ogni riferimento a persone e fatti reali è da ritenersi puramente casuale?”
Allora il punto della questione è che: Non serve che l’ideale sia realizzabile, è la strada che fai per realizzarlo che conta.
Ed è proprio per questo che il fine non giustifica i mezzi perché “Se tu vai a caccia di una lepre che tu usi le frecce o i cani è la stessa cosa, ma se è la libertà quel che cerchi e addestri dei cani a trovarla loro ti porteranno una libertà da cani” (Wu Ming – Altai)
Riassumo, tanto ormai da boomer cinico e disincantato posso anche regalare pirle di saggezza come se piovessero: segui sempre l’ideale ma non a qualunque costo, e comunque vada goditi il viaggio di sola andata, si chiama vita.
Le altre 34 canzoni:
Sornione
Velasquez
L’avvelenata
Time
Il giorno di dolore che uno ha
Heimat
Ci penserò domani
Meri Luis
The chauffeur
Off he goes
Ob-la-di, ob-la-da
The Times they are a changin’ – Things have changed
Rimini
The captain of her heart
The bard’s song
Stay. Faraway, so close
Il mio nome è mai più
Purple rain
Wish you were here
Fottuti per sempre
Canto del vuoto
Love will tear us apart
Curre curre guagliò
Riders on the storm
Le passanti
Runaway train
Contro il mondo
Certe Notti
Space oddity
C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones
La canzone della bambina portoghese
Stupendo
Fata Morgana
The objects in the rear view mirror may appear closer than they are