Destino.
Per chi è agnostico e materialista come noi è dura parlare del destino, molto più facile parlare del caso (“L’effetto noto di una causa ignota” dice Ambrose Bierce) o della contingenza (la casualità obbligata dalle condizioni).
Per parlare del destino dovremmo ammettere che esista un libro con le nostre vite scritte nel dettaglio costudito da uno degli Eterni, o che esistano le famigerate tre Parche che annodano i fili delle nostre vite, o il solito, noioso, dio onnisciente le cui vie sono infinite nonché inconoscibili.
Oppure potremmo pensare che sia corretta la teoria fisica dell’eterno presente, in cui il tempo non esiste ma è solo una nostra sensazione o percezione e, di conseguenza sia tutto già avvenuto anzi “avviene” in modo perpetuo.
[Destino degli Eterni, come visto da Neil Gaiman nei fumetti Vertigo]
No.
Grazie ma no, grazie. Diceva Gene Wilder in Frankenstein Jr. e più recentemente Willie Peyote a Sanremo. Se la nostra vita non ce la costruiamo da soli e le nostre scelte sono state già fatte nulla ha per noi più senso o significato; mille volte meglio un Cosmo in preda al Caos in cui non resterà traccia delle nostre vite, che qualunque predestinazione singola o doppia, eterna o ciclica che sia. Preferiremmo davvero non essere mai esistiti se dovessimo venire a sapere che è tutto già scritto; la pensiamo così e difficilmente cambieremo mai idea nel tempo che ci resta (sulla Terra se proprio volete che lo specifichiamo).
Tuttavia.
Tuttavia alcune casualità fanno passare lunghi brividi dietro la schiena e, come spesso accade ci sono delle canzoni a ricordarci quanto ogni nostra convinzione cosmogonica, pur ben radicata e argomentata che sia a livello cosciente, ad altri livelli si scioglie come neve al sole.
Ironicamente potremmo chiamare queste le canzoni del destino, e quando partono nella tua playlist bussano alla porta dei tuoi ricordi con una potenza tale da far sembrare la Quinta di Beethoveen un jingle della pubblicità.
[Di whoohoo120 - originally posted to Flickr as Soul Asylum, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=7743408]
Runaway train, è considerata una one hit wonder, ovvero uno di quei pezzi che lancia nell’olimpo del successo la “meteora” di turno, ovvero un cantante o una band che puntualmente scompare dopo un po’ di tempo incapace di ripetersi. Sono tali Wonderful life di Black, What’s up delle 4 non blondes, Nobody’s wife di Anuk, Narcotic dei Liquido; per esempio.
Molto spesso però ci si dimentica che sì, indiscutibilmente, la band o l’artista non hanno saputo ripetersi a quei livelli (o quanto meno riscuotere un successo paragonabile), ma hanno comunque avuto una carriera musicale di tutto rispetto. I Soul Asylum arrivano a questo pezzo (1993) come terzo singolo del loro sesto album, dopo dieci anni di carriera a cui ne seguiranno altri dieci fino alla morte del bassista Karl Mueller e altri dieci con i suoi sostituti. Collaboreranno, tanto per avere un idea sulla qualità del loro lavoro, anche con Kevin Smith per le colonne sonore dei suoi film Clerks I e II e Dogma.
Ma il loro destino era quello di essere ricordati come “quelli di Runaway Train” e poi scomparire dalla ribalta.
Scomparire, ovvero il tema della canzone. Casualmente. O per destino.
David Pirmer non viene da Seattle, è nato nel midwest a Green Bay, terza città del Wisconsin sul lago Michigan che ospita i Packers, una delle squadre di football americano più antiche della NFL. Ma comunque qui il grunge trasuda come olio di frittura da un fish & chips.
Il suono è più pulito delle band della North-West Coast, invece la sua voce (e il suo aspetto) ricordano molto la triade Cornell-Vedder-Cobain e anche questo, indubbiamente, aiuta il pezzo a entrare nella storia visto il successo crescente del genere in quegli anni.
Ma è il testo che richiama l’attenzione degli adolescenti, parla di un ragazzo che è esausto della sua situazione, a cui non basta più neanche il conforto degli amici per resistere.
Ti chiamo nel mezzo della notte
Come una lucciola senza una luce
Eri lì come una torcia che bruciava piano
io ero la chiave che poteva ravvivarti.
Così stanco che non riuscivo a dormire
troppi segreti che non potevo mantenere
avevo promesso a me stesso di non piangere
un’altra promessa che non sono riuscito a mantenere.
Sembra che ora nessuno possa aiutarmi
sono troppo a fondo
non c’è via di uscita
questa volta mi sono proprio perso.
Il treno della fuga non torna indietro
direzione sbagliata su un viaggio di sola andata
come se dovessi arrivare da qualche parte
in qualche modo non sono né qui né là
Si dice che è facile distinguere tra chi parla della disperazione per sentito dire e chi ne parla per esserci passato in prima persona. David Primer fa parte del secondo gruppo e in queste due strofe ha già conquistato tutti i ragazzi di America.
Parla di lui, quindi parla di loro, quindi parla con loro.
Il tema dei missing, ragazze e ragazzi scomparsi, fuggiti di casa, forse rapiti, fuggiti dalla disperazione dalla povertà e dal degrado suburbano, chi voleva essere una star di Hollywood o chi ha voluto solo una nuova vita e un nuovo nome per non farsi rintracciare. Qualcuno di loro ce l’ha fatta molti altri no; e per altri ancora un destino ancor più tremendo del suicidio li aspettava. Il tema in Usa, ma non solo, è sempre di estrema attualità, così come l’eterna voglia adolescenziale di ribellarsi e fuggire da famiglie e città che non ti capiscono.
La canzone arriva a Tony Kaye, un regista inglese di religione ebraica ma che conosce l’America fin troppo bene (non a caso il film American History X del 1998 ha la sua firma), gira documentari e video musicali e l’idea nasce per… destino, ovvio. Il video riprende i Soul Asylum interpretare la canzone, mentre la storia mostra un giovane protagonista ribelle scappare di casa; tutto qui? No. Ad un certo punto comincia a mostrare i manifesti con i volti dei ragazzi e delle ragazze missing, e finisce con un invito a chiamare le autorità in caso di avvistamento.
Il successo è clamoroso e va ben oltre ogni aspettativa; poi valica i confini della musica stessa.
Alla polizia americana cominciano a venir segnalati i missing apparsi nel video.
La voce si diffonde, lo trasmettono sempre più spesso, ne vengono fatte tre versioni diverse con diversi missing, ne vengono fatte versioni per l’Europa e per l’Australia. Altre ne verranno per emergenze locali, l’ultima iniziativa in tal senso ci risulta essere del 2011, quasi venti anni dopo l’uscita del video originale.
Le autorità dicono oggi che almeno quaranta casi nel mondo sono stati risolti grazie al video e alla canzone. A volte in senso positivo, altre volte in senso tragico. Il destino, come dicevamo.
Puoi aiutarmi a ricordare come si sorride?
mi aiuterebbe a ritrovare un senso
Come ha fatto questa Terra a logorarmi così?
il mistero della vita sembra così lontano.
Ma io posso andare dove nessuno può andare
Io so quello che nessun altro sa
ed eccomi qui ad annegare nella pioggia
con un biglietto per il treno della fuga
Ogni cosa mi sembra pericolosa e arida
giorno e notte, terra e cielo
ma in qualche modo io…
no non credo che ce la farò.
I fuggitivi lasciano sempre dei messaggi di saluto. Non a chi odiano certo, non ai loro motivi di fuga, per quelli basta un gestaccio o un fuck you, tanto per restare in ambiente yankee. Però a chi in qualche modo ha provato ad aiutarli o a proteggerli spesso riservano un saluto, con quelle “ultime parole” che serviranno giusto a chi era loro amico a rimuginarci sopra per anni su ciò che avrebbe potuto fare in più.
Ovviamente le parole sono sempre diverse. Però il destino vuole che a noi siano arrivate proprio quelle: “Puoi aiutarmi a ricordare come si sorride?” Senza neanche poterle collegare subito a runaway train… del resto non potevamo conoscere ogni testo a memoria, giusto?
Qualche tempo dopo altri occhi ti dicono intimità “Ah ma non sai il testo di questo pezzo? È bellissimo, aspetta te lo scrivo!” Così rileggi quelle parole. Quelle. “Puoi aiutarmi a ricordare come si sorride?”
Destino dicevamo. And a big fuck a tutte le risposte non scritte e alle chiamate non fatte.
Ho comprato un biglietto per il treno della fuga
Come un pazzo sto ridendo alla pioggia
un po’ fuori portata, un po’ fuori di testa
è più facile che convivere con il dolore.
il treno della fuga non torna mai indietro
il treno della fuga distrugge i binari
il treno della fuga brucia nelle mie vene
Fuggire… ma ogni cosa sembra poi la stessa.
Le altre 25 canzoni:
Sornione
Velasquez
L’avvelenata
Time
Il giorno di dolore che uno ha
Heimat
Ci penserò domani
Meri Luis
The chauffeur
Off he goes
Ob-la-di, ob-la-da
The Times they are a changin’ – Things have changed
Rimini
The captain of her heart
The bard’s song
Stay. Faraway, so close
Il mio nome è mai più
Purple rain
Wish you were here
Fottuti per sempre
Canto del vuoto
Love will tear us apart
Curre curre guagliò
Riders on the storm
Le passanti