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100 canzoni di cui parlare. La canzone della bambina portoghese (o della filosofia umana in pochi minuti)

[031/100]

Ascoltatemi, devo raccontarvi una storia vera!

Stanotte sono venuti a trovarmi gli amministratori dell’universo, quelli che guidati dal consigliere Alef ci hanno concesso, a noi umani,  altri ventimila anni di vita dopo aver letto il mio racconto ispirato a Merì Luis di Lucio Dalla.
(E se non sapete di cosa parlo comprateli i miei libri ogni tanto!) 

Ero lì a dormire sul divano che Stefania se n’era già andata a letto da un po’, quando uno strano sibilo e delle strane luci mi svegliano. Apro gli occhi e c’è per l’appunto Alef con Cleopatra in braccio (‘sta zoccoletta di una gatta si fa spupazzare da tutti)  che mi fa: “Svegliati Alex che dobbiamo chiarire un paio di cose!”
Io lo guardo e dico: “Che è successo Alef?”
“Intanto questa cosa che mi hai chiamato Alef non va bene, sembra che ti metti tu in prima persona a salvare l’universo, Alex o Alef… cambia una lettera sola, non potevi usare il mio vero nome?”
“Cioè Kylinomannoverturoginimaferwe?”
“Eh, per l’appunto, cosa c’è che non va?”
“Niente per carità… è che per la nostra lingua… si appesantiva un po’ il racconto capisci?”
“Mmm…”
“E poi ci saranno 500 milioni di Alex, Alessandri e Alessi sulla Terra, non è che sono io per forza, dai!”
“Cosa? Mi stai dicendo che sulla Terra un nome non corrisponde a una sola persona?
“Ehm… no, cioè… c’è anche il cognome, ma anche in quel caso non è che sei sicuro che sei l’unico ad avercelo, prendi Mario Rossi in Italia ce ne saranno centomila…”
Alef guarda Cleopatra e lei: “miao!” (Trad. Che ci vuoi fare? Sono umani del resto!). Lui scuote la testa e poi la fa scendere e così  va dormire vicino al fratello Pitagora, che nel frattempo non ha ritenuto gli ospiti alieni sufficientemente degni di un attenzione che interrompesse il suo sonno.
“Simpatico il gatto peloso, davvero!”
“In genere è più espansivo ma alle quattro del mattino…”
“Insomma Alex-nonl’unico, vi ho fatto avere altri ventimila dei vostri anni, però sai…  dovrò rispondere un po’ più a fondo di questo mio tutoraggio… ho letto un bel po’ di roba sul vostro pensiero… ma insomma come faccio a fare un punto di dove è arrivata la vostra filosofia?”
“Beh… io ti suggerirei di citare Leopardi che comunque secondo me è il nostro massimo…”
“Guarda, per carità massima stima, però alla prima lettura mi si è depresso metà dell’equipaggio dell’astronave!
“Eh, ma perché non l’avete capito a fondo… ”
“Aho, non devi rimorchiare le pischelle, suvvia! Diciamolo è un po’ pesantuccio… qualcosa di più…”
“Il pensiero cristiano?”
“Ma se volevo quello andavo da Don Gianni di Sangemini lo sai, e poi lo avevano già detto i trafalmadoriani a Vonnegutt ciò che non va bene del pensiero cristiano, non c’è altro da da aggiungere.”
“Eh ho capito, ma c’è un sacco di roba da studiare contemporanea Todorov, Chomsky, Eco, Rifkin….”
“Aspetta che esamino la vostra produzione….uhhhh ma per carità, grafomani del cavolo che non siete altro voi umani! Ma quanto scrivete? No no, una cosa più veloce per capire la filosofia umana di un certo livello non c’è?”
“Mmm aspetta, facciamo così… mettiamo su questo disco!”
“Un’altra canzone?”
“No, un’altra Canzone. La maiuscola è importante!”
“E senti che accordi strani…”
“Erano gli anni ’70… era prog qualunque cosa”

E poi e poi, gente viene qui e ti dice
Di sapere già ogni legge delle cose
E tutti, sai, vantano un orgoglio cieco
Di verità fatte di formule vuote
E tutti, sai, ti san dire come fare

Quali leggi rispettare, quali regole osservare
Qual è il vero, vero
E poi, e poi, tutti chiusi in tante celle
Fanno a chi parla più forte
Per non dir che stelle e morte fan paura

“Aspetta, ma cos’è una critica al sistema costituito? Stavolta Miolord mi incenerisce davvero se gli parlo così”
“Non è il sistema costituito… è contro chi pretende di sapere tutte le cose! Che per ogni tuo dubbio ha una risposta, che ti spiega perché una legge anche se assurda va rispettata.”
“Ah, ho capito, ma così fa come quell’altro di tanti anni fa… quel Socrate che metteva in dubbio tutto. Ma se facessero tutti come loro non ci sarebbero progresso e scienza.”
“Ecco, per l’appunto. Socrate. Ma Socrate non metteva in dubbio Euclide o Pitagora e i loro teoremi…
MEOW?” (trad. Quali miei teoremi?)
“Non tu Pitagora gatto, dormi pure… dicevo… Socrate metteva in dubbio chi aveva la pretesa sempre di sapere cosa fosse giusto o sbagliato a livello etico e morale, non la scienza.”
“Quindi…”
“Quindi per l’appunto le formule vuote a cui qui ci si riferisce non sono mica quelle matematiche o chimiche o fisiche.. a meno che non siano usate a priori per giustificare altro, ovvero il loro uso politico!”
“Mmmm… certo così ci può stare…. ma che c’entra adesso una bambina che va al mare?”
“All’oceano, semmai!”

Al caldo del sole
Al mare scendeva
La bambina portoghese
Non c’eran parole
Rumori soltanto
Come voci sorprese
Il mare soltanto
E il suo primo bikini amaranto
Le cose più belle
E la gioia del caldo alla pelle
Gli amici vicino
Sembravan sommersi
Dalla voce del mare
O sogni o visioni
Qualcosa la prese
E si mise a pensare

“Cosa la prese?”
“Come cosa? La situazione.”
“Cioè?
“Cioè… hai presente quando ti trovi di fronte a una cosa enormemente più grande di te?”
“L’udienza con Miolord in universo-visione tipo?”
“Ma no… una cosa… un qualcosa di immenso che non riesci a vedere in modo completo…”
“Mmm sai… non è un concetto facile da comprendere con questa mia vista a 360° ciclici… mi vengono in mente i raggi B alle porte di Tannhauser che con la loro luce impediscono la vista della doppia galassia a spirale dalla quale essi stessi provengono…”
“Ecco! Ottimo esempio. Almeno credo visto che a Tannhauser non è ci sono mai andato! Comunque pensa alla visione di un umano che ha solo due occhi, una bambina per di più, che si trova di fronte al mare… ma che sa che è un mare enorme. Un mare così immenso che è più grande di quel continente di cui in quel momento lei è un insignificante punto estremo… cosa  può fare?”
“Pensare!!! Certo!”

Sentì che era un punto
Al limite di un continente
Sentì che era un niente
L’Atlantico immenso di fronte
In questo sentiva
Qualcosa di grande
Che non riusciva a capire
Che non poteva intuire
Che avrebbe spiegato
Se avesse capito lei
E l’oceano infinito
Ma il caldo l’avvolse
Si sentì svenire
E si mise a dormire
E fu solo nel sole
Come di mani future
Restaron soltanto
Il mare e un bikini amaranto

“Ma come? che fine ha fatto? La bambina è morta nel mare? è affogata? Pensava troppo e non si è accorta di un onda e…”
“Nooo…. o meglio, non credo. E’ il suo pensare che è morto.”
“E perché? Era meraviglioso!!!”
“Sì, ma ecco la consapevolezza della nostra incompiuta natura umana. Sentiva una cosa stupenda nell’essere un niente all’estremo di un continente. Ma non sapeva perché!  Perché è bello sentirsi così? Forse è la bellezza della finitudine? Forse…”
“Cos’è la finitudine?”
“La consapevolezza di essere limitati e anche la tua vita, che pure così importante è nulla di fronte al cosmo.  E comunque un giorno finirà o si trasformerà in altro. Anche voi siete mortali no?”
“Preferiamo non pensarci in realtà, ma comunque viviamo moltissimo più di voi!”
Morte, la sorella di Sogno nei fumetti di Neil Gaiman ti risponderebbe che hai esattamente quello che abbiamo noi: una vita. Né più né meno.”
“…touché… ma questo a Miolord non glielo diciamo!”
“Eh eh eh, mortali ma non stupidi… comunque tutto questo lei, la bambina, lo percepisce, ma è una bambina, come potrebbe spiegarlo se lei stessa non lo sa definire? E allora quando si risveglia ritorna a guardare alle cose comprensibili, il mare e il bikini amaranto, lasciando a mani future il compito di approfondire il resto!”
“E poi?”

E poi e poi, se ti scopri a ricordare
Ti accorgerai che non te ne importa niente
E capirai che una sera o una stagione
Son come lampi, luci accese e dopo spente
E capirai che la vera ambiguità
È la vita che viviamo
Il qualcosa che chiamiamo esser uomini
E poi, e poi, quel vizio che ci ucciderà
Non sarà fumare o bere
Ma il qualcosa che ti porti dentro cioè vivere
Vivere, vivere, vivere, vivere, vivere, vivere
Vivere, vivere, vivere, vivere, vivere, vivere

“Siete ben strani voi umani. Fate la guerra a chi sta peggio per garantirvi un lusso effimero. Rischiate di distruggere il pianeta per avere più ricchezza, sesso e potere. E poi avete questo qua che… com’è che si chiama? Bob Dylan?”
“No, quello è il Francesco Guccini americano. Questo è l’originale, quello taliano. Modenese volgare, bolognese di adozione e tornato sui monti natali a Pavana”
“Ah… pensavo fosse Dylan, sai la sua fama dopo il Nobel è cresciuta!”
“Per carità, ma forse Guccini è anche meglio… per lo meno non ha mai fatto pagare centinaia di euro per un suo concerto!”
“Poeti e filosofi fra voi come in pochissime altre parti dell’universo. E vi scannate per il carbonio dei diamanti che poi è lo stesso di quello di una punta della matita.”
“E questa è chimica, Alef!”
“Qualcuno direbbe poesia!”
“E forse la spiegherebbe meglio ai ragazzi.”
“Vabbè Alex – nonl’unico, ci rivedremo fra un migliaio di ann… ah con te no! Giusto, vabbè verrò a trovare Cleopatra e Pitagora!”
“Sì ma avvisali prima che sono gatti impegnati”

 

Francesco Guccini – La canzone della bambina portoghese

 

Le altre 30 canzoni:

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L’avvelenata
Time
Il giorno di dolore che uno ha
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Ci penserò domani
Meri Luis
The chauffeur
Off he goes
Ob-la-di, ob-la-da
The Times they are a changin’ – Things have changed
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Stay. Faraway, so close
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Wish you were here
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