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Cento canzoni di cui parlare: …Stupendo! (o della combriccola degli Angeli Vascolizzati)

Pubblicato il 30 Apr 2026

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La combriccola del Blasco/ Si è fermata dentro un bosco / Che nessuno, che nessuno aveva voglia di abitare / Fu così che per dispetto / Che qualcuno da sul tetto / Tutt’a un tratto da sul tetto si mise ad urlare / “Guardate l’animale! Guardate l’animale”
(Blasco Rossi – C’è chi dice no, 1987)

Se c’è un cantautore italiano di cui è impossibile parlare senza ripetere cose che sono state già dette e ridette, quello è Vasco Rossi.
Puoi odiarlo oppure amarlo fino ad essere vascolizzato come dicono i suoi fan, ma di lui hai già sentito tutto… magari non le sue canzoni, ma hai sentito quasi tutto della sua vita e dei suoi fatti personali.
Forse nessuno in Italia è mai stato fatto a pezzi e vivisezionato parola per parola, gesto per gesto, per via delle proprie abitudini e criminalizzato per gli eccessi, nella stessa misura di Vasco Rossi. Ma anche nessuno è stato mai  amato e seguito come lui da tre generazioni di ragazzi proprio per quell’essere indiscutibilmente un “cattivo maestro”.

In tempi in cui gli argomenti tabù erano accennati, parafrasati, declinati o concessi solo ad  artisti di nicchia, lui ha sempre urlato come la pensasse in concerti sempre più pieni di folle in delirio.

Non ha usato mai mezze parole né per le sostanze psicotrope…
Ci vuol qualcosa per tenersi a galla / Sopra questa merda / E non m’importa se domani mi dovrò svegliare ancora / Con quel gusto in bocca
(Fegato fegato spappolato – Non siamo mica gli americani, 1979)

… né per tutto quello che riguardava la libertà sessuale
E lei invece non ha perso tempo/ ha preso subito la palla al balzo / l’ho vista uscire mano nella mano / con quell’africano / che non parla bene neanche l’italiano
ma si vede che si fa capire bene quando vuole
(Colpa d’Alfredo – Colpa d’Alfredo, 1980)

degli uomini e delle donne.
Entra il sabato sera / Nella sua discoteca / Con le amiche fidate, tutte molto affamate / Poi da vera regina  / Dà le dritte ad ognuna / “Quello è il maschio più bello, non toccatemi quello” / Fuma marijuana / Di nascosto però / Non dalla polizia, ma da Edwige la zia
(La strega –  Non siamo mica gli americani, 1979)

Roba che oggi, cinquant’anni dopo, gli anestetizzati e anestetizzanti trapper che pensano di scandalizzare ripetendo in loop patetici insulti a caso dovrebbero prendere appunti su come si provocare davvero i benpensanti.

Vasco contro tutti, ma con una marea di ragazzi che lo ha seguito in ogni concerto della sua carriera anche nei momenti più duri e difficili. Ma anche un Vasco che non ha certo bisogno di difese perché il difendersi gli riesce benissimo da solo… anche troppo! Del resto lo ammette anche lui che di cazzate ne ha fatte tante… ma di certo non sarebbe stato Vasco se sapeva come evitare di far cazzate.

Tralasciando quindi, in questa sede, tutto quello che è già noto volevamo invece focalizzarci su quella che riteniamo una sua peculiarità: la capacità di descrivere intere situazioni, stati d’animo, emozioni in pochissime parole. Ovvero il saper scattare una foto che racconta tutto un film.

Le sue canzoni (al di là dell’indubbia grandezza tout court di pezzi come Sally, Vivere una favola, Liberi liberi o C’è chi dice no) hanno al loro interno delle perle ineguagliabili che non sfigurerebbero in nessuna raccolta di poesia.
Ve ne citiamo alcune senza commentarle, perché è giusto che immagini del genere trovino da sole il giusto spazio.

Ma le canzoni son come i fiori / Nascon da sole, sono come i sogni / E a noi non resta che scriverle in fretta / Perché poi svaniscono / E non si ricordano più
(Una canzone per te – Bollicine, 1983)

Vivere! È passato tanto tempo / Vivere! È un ricordo senza tempo / Vivere!  È un po’ come perder tempo / Vivere… e sorridere dei guai, così come non hai fatto mai.
(Vivere – Gli spari sopra, 1993)

Le stelle stanno in cielo / E i sogni non lo so / So solo che son pochi / Quelli che si avverano. […] Lascia stare / Che ho qualche anno in più / Meno male / Che sei convinta tu / Io sto uguale / Ma adesso penso che / Chissà quante volte hai riso tu di me.
(Ridere di te – C’è chi dice no, 1987)

E questa sera nel letto metterò / Qualche coperta in più / Perché se no, se no avrò freddo senza averti /  Senza averti sempre addosso / E sarà triste, lo so / Ma la tristezza però / Si può racchiudere / dentro una canzone/ che canterò ogni volta/ che avrò voglia / di parlarti / di vederti / di toccarti /di sentirti ancora mia.
(Canzone – Vado al massimo, 1982)

Qui è logico / Cambiare mille volte idea / Ed è facile / Sentirsi da buttare via […] Vivi in bilico / E fumi le tue Lucky Strike / E ti rendi conto / Di quanto le maledirai
(Gli angeli – Nessun pericolo per te, 1996)

Su quest’ultima vogliamo solo dire che, in assoluto, è una delle descrizioni della condizione umana odierna più efficaci che abbiamo mai incontrato.

Dopo questa piccola, e ovviamente insufficiente, raccolta di perle vascolizzate (o vascoliste?) che speriamo convinca coloro che non lo abbiano già fatto ad approfondire la produzione del cantautore di Zocca, arriviamo quindi alla nostra canzone di cui parlare, ovvero “…stupendo!” . Uno dei suoi pezzi più significativi che fin dalla sua uscita ci ha fatto subito male dentro.

Una piccola doverosa parentesi sull’album del 1993 che lo contiene, ovvero “Gli spari sopra“. Solo Vasco poteva tradurre “per assonanza”  il ritornello di “Celebrate” degli An emotional fish; this party is over!” con “gli spari sopra” e farne un successo clamoroso di oltre un milione di copie vendute.
Del resto, la playlist di quell’album contiene anche Lo show, Gabri, L’uomo che hai di fronte, Delusa e Vivere… tutte hit che un fan deve conoscere a memoria!
(Per inciso, con un’operazione analoga con Creep dei Radiohead non ottenne lo stesso successo.. ma tant’è!)

Dicevamo. “…stupendo!” pezzo del 1993, quindi ben otto anni prima dell’album “La mia generazione ha perso!” di Giorgio Gaber.

Sappiamo che è un paragone ardito, con generi e artisti non certo paragonabili; tuttavia le due figure sono entrambe così anarchiche, imprevedibili e di difficile collocazione nei partiti (Vasco in realtà ha sempre detto che il suo alter ego politico fosse Marco Pannella ovviamente per l’antiproibizionismo e per i diritti civili ottenuti grazie a lui e ai radicali storici). Per quanto ambedue hanno sempre ampiamente espresso le loro opinioni politiche senza remore.

Tuttavia pensiamo di poter dire che Vasco, pur essendo 13 anni più giovane del Signor G ci era arrivato prima di lui a individuare e indicare il “tradimento” compiuto dai partiti di sinistra dei loro ideali.

Questo è ovviamente il motivo per cui diciamo che il pezzo ci ha fatto male fin da subito, perché anche se avevamo vent’anni e il peggio fatto dai governi di centro sinistra doveva ancora venire, Vasco te la metteva così chiara e spietata che non potevi avere nulla da obiettare sul come chi fino al giorno prima dichiarava di perseguire utopie e mondi migliori si fosse svenduto alla globalizzazione e alle regole del sedicente libero mercato.

La canzone parte dal “personale” e poi diventa “politica” cosa che fa capire come dietro tutta la cortina di fumo che Vasco si è volutamente costruito attorno, di quel che era avvenuto attorno ne aveva la piena contezza.

È nei ritagli ormai del tempo / Che penso a quando tu eri qui / Era difficile, ricordo bene / Ma era fantastico provarci insieme / Ed ora che non mi consolo / Guardando una fotografia / Mi rendo conto che il tempo vola / E che la vita poi è una sola

Ragionamento “personale” che diventa “politico” dicevamo, cioè la discussione su ciò che riguarda tutti: la Politica con la P maiuscola.

E mi ricordo chi voleva / al potere la fantasia / Erano giorni di grandi sogni sai / Erano vere anche le utopie, eh / Ma non ricordo se chi c’era / Aveva queste queste facce qui / Non mi dire che è proprio così / Non mi dire che son quelli lì.

Bam. Vasco 1 – Establishment 0… poi l’affondo: prima personale…

Ed ora che del mio domani / Non ho più la nostalgia / Ci vuole sempre qualche cosa da bere / Ci vuole sempre vicino un bicchiere / Ed ora che oramai non tremo / Nemmeno per amore sì / Ci vuole quello che io non ho / Ci vuole pelo sullo stomaco

… poi politico

Però ricordo chi voleva / Un mondo meglio di così / Sì proprio tu che ci fai delle storie ma dai / Cosa vuoi tu più di così? / E cosa conta chi perdeva / Le regole sono così / È la vita ed è ora che cresci / Devi prenderla così

Vasco 2 – Establishment 0; e quindi, il coup de grace

Sì… stupendo! / Mi viene il vomito / È più forte di me / Non lo so / Se sto qui / O se ritorno / Se ritorno / Se ritorno tra poco… tra poco.

Come si suol dire: Gioco, partita e incontro. Da lì a pochi anni le forze progressiste del paese ebbero l’opportunità di governare da sole il paese, per la prima volta nella storia repubblicana, e quindi di dimostrare quanto noi vascolizzati ci sbagliavamo di grosso sul loro conto.
Come è andata a finire è storia.
Come Vasco, del resto.

Vasco Rossi – …stupendo!

Le altre 31 canzoni:

Sornione
Velasquez
L’avvelenata
Time
Il giorno di dolore che uno ha
Heimat
Ci penserò domani
Meri Luis
The chauffeur
Off he goes
Ob-la-di, ob-la-da
The Times they are a changin’ – Things have changed
Rimini
The captain of her heart
The bard’s song
Stay. Faraway, so close
Il mio nome è mai più
Purple rain
Wish you were here
Fottuti per sempre
Canto del vuoto
Love will tear us apart
Curre curre guagliò
Riders on the storm
Le passanti
Runaway train
Contro il mondo
Certe Notti
Space oddity
C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones
La canzone della bambina portoghese