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100 canzoni di cui parlare. C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones.

Pubblicato il 14 Gen 2026

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C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones.
Gli piaceva farsi chiamare Sergio, non amava il suo vero nome. Era del 1942 e quindi non era certo della mia generazione. Una nascita avvenuta fra i bombardamenti, i rastrellamenti, gli imboscati e i partigiani.
La sua famiglia non partecipò alla resistenza, o per lo meno lui non aveva notizie in tal senso; la sua famiglia si limitava a resistere alla fame in cui una dittatura infame aveva fatto sprofondare il paese “assicurando grandezza dove grandezza non c’era“. Non che fossero simpatizzanti delle camice nere, anzi!
Si raccontavano nella sua famiglia, a tal proposito, storie strane su quel colpo di fucile che quasi portò via la mano di suo padre Alceste e lo lasciò menomato nei movimenti di quella per buona parte della sua vita. Storie strane, che non coincidevano mai: pistola nella fontina che ha sparato a causa di un incidente fantozziano, colpo di fucile per un incidente di caccia, zoccolo di cavallo, altro.
Altro, sì. Era un mondo diverso, più semplice certo. Ma anche difficile da capire e in cui era molto facile nascondere e camuffare gli eventi.

Comunque ecco, c’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones, e quel ragazzo ebbe la fortuna di veder cambiare la vita. Sì, la fortuna, perché quando fai un tredici (esatto, il tredici, quello fatto con le ricevute della sisal matrice-madre-figlia con tredici segni 1-x-2 scritti a mano per tre volte, con la matrice ti veniva restituita appiccicaticcia a causa della fascetta che convalidava la giocata) anche se la schedina la scrivi tu, perché sei l’unico della famiglia a saper scrivere, si può parlare solo di fortuna.
Ma la fortuna quando sei piccolo la gestisce la tua famiglia, è ovvio! E scherzosamente lui raccontava di quella vincita dicendo che gli unici soldi che aveva visto erano quelli del vestito per andare al matrimonio delle sorelle. Ma lo sapeva bene che non era così, visto che riuscì a studiare e staccarsi da quel mondo rurale proprio per quella vincita. Certo… quando seppe che buona parte dei soldi erano finiti nelle tasche della curia grazie alla premurosa mamma Maria che pensava di assicurargli l’aldilà non la prese bene. Infatti l’eventuale paradiso se lo giocò subito diventando uno dei mangiapreti più conclamati della città.

Ma ad ogni modo c’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones, e oltre ad aver preso il diploma di Perito Chimico e lavorato qualche tempo in farmacia, aveva deciso che i lavori con cartellino e orario non facevano per lui; così visto che la chiacchiera e la capacità di convincere l’interlocutore non gli era mai mancata decise che era meglio diventare un agente di commercio. Lavoro che ben più si confaceva alla sua persona, sempre vogliosa di conoscere nuovi posti e nuove persone. E che fosse il lavoro a lui adatto lo dimostrò la multinazionale Unilever che lo assunse per vendere i suoi vari detersivi in tutti i negozi del centro Italia.
Nel frattempo oltre a fondare una squadra di calcio, qualche circolo privato nonché la sezione locale di Democrazia Proletaria e a vedersi scorrere di fianco gli anni di piombo (e dietro alla tranquillità borghese che si imponeva ragionava spesso come quel “trentenne disperato” e quindi in modo “se non del tutto giusto quasi niente sbagliato“), ebbe modo anche di sposarsi e diventare papà.

Quel ragazzo, che ormai era un uomo, era pieno di contraddizioni (ma del resto chi non lo è?) amava ballare il liscio romagnolo in particolare il valzer che era il suo passo forte, odiava i Pink Floyd perché era musica per drogati, non certo come i Beatles e gli Stones e il buon Rock’n roll sosteneva; ed era sincero visto che cominciò a portare il figlio ai concerti con decine di migliaia di persone quando ancora questo non aveva compiuto tredici anni… senza dimenticare la musica italiana degli anni sessanta però, perché (ipse dixit) quella rappresentava un apice non più raggiungibile.
Amava il buon vino, le belle macchine e ci teneva ad essere sempre il più elegante della serata o della sala da ballo.
Però ve lo posso garantire, di certo ce la metteva tutta per stare in questa istituzione (anche perché aveva un figlio a cui voleva bene) ma non c’é mai stato un solo giorno che non si sia svegliato sperando in una rivoluzione.
E se le sue contraddizioni non vi bastano sappiate anche che quando sentì “Wearing the Inside Out” volle recuperare tutta la discografia dei Pink Floyd per sapere cos’altro si era perso.

C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones e da quando era più uomo che ragazzo portava dentro di se un poco di quella amarezza gaberiana per aver visto perdere la sua generazione. Però tranquilli: non si è fatto rovinare la vita per questo. E neanche dalla fine del suo matrimonio se la vogliamo dire tutta. E suvvia, neanche dalla fine dei tempi in cui chi lavorava poteva mantenere con uno stipendio da impiegato moglie, figlio e genitori assicurando a tutti sempre dieci giorni al mare e dieci in montagna.
La vita è il significato della vita stessa e la vita è una sola; ed è preziosa proprio perché è una, che se te ne stai inventando altre già perde valore. E questo ci teneva a ribadirlo in ogni occasione in cui aveva a che fare con coloro che “ce dicono da vive da morti per poi resuscita’

C’era un ragazzo che amava i Beatles e i Rolling Stones e li ha fatti amare anche a me che sono suo figlio.
E sì, lo so bene che sul pezzo di Gianni Morandi / Mauro Lusini ci sarebbero da dire tonnellate di aneddoti: dalle interpretazioni di Joan Baez a Milano e a quella di Demis Roussos  in greco. Delle traduzioni in bulgaro, spagnolo, portoghese e del trionfo in Unione Sovietica (evvabbè, quando si dice vincere facile)… però fra i tanti titoli e premi di cui questa canzone può fregiarsi, lasciatemi aggiungere che era la canzone preferita di mio padre.
Da cui sto imparando, da venticinque anni a questa parte,  l’ultima lezione che mi ha dato.
Quella sul dolore.

 

Gianni Morandi – C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones

 

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L’avvelenata
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The Times they are a changin’ – Things have changed
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Stay. Faraway, so close
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Love will tear us apart
Curre curre guagliò
Riders on the storm
Le passanti
Runaway train
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Space oddity