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Aspettando la fine del mondo e il 2024.

Pubblicato il 28 Dic 2023

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Penso che di questo 2023 parlerò spesso nel futuro.

È difficile prevedere se in senso positivo o negativo, ma ne parlerò spesso.

Delusioni e addii inaspettati, si sono mischiati continuamente con successi e soddisfazioni di difficile confronto con il passato.

Uno dovrebbe esserci abituato alla mia età a vedere l’anno che passa in un istante, a passare dagli auguri al carnevale, al mare al sole ad halloween e poi agli “ultimi buoni giorni dell’anno”. E invece, ogni anno la fine di dicembre giunge sempre tra capo e collo.

Da Lorenzo che mi scrive una mail dicendo che non solo pubblicherà “Il futuro di una volta” ma di sbrigarmi a completare le varie quisquilie perché lo stamperà in tempo per portarlo al salone di Torino (e ancora lì scrivevo nei ringraziamenti di essere organizzatore di un festival che non mi appartiene più), al presentare la collana di fantascienza Antares come suo curatore a Dicembre cosa mi sembra che sia passato? Un battito di ciglia? Uno schiocco delle dita? Troppo comunque.
E nel mezzo… e nel mezzo…  sono esaurite le copie a Torino, sono tornato a Matala, Daniele e Gilberto non ci sono più come Betty che ha scelto di andarsene senza svelare la sua età felina e come i genitori di amici che lasciano inevitabilmente sempre più sola la mia generazione, un amico esce dalla merda e uno ci si rituffa, mi tatuo un drago con il glitter sulla spalla a Riva del Garda, vinco un premio all’Argentario, una selezione ad Halloween e una a Bologna e basta che non puoi sempre vincere tu,  vedo Suzanne Vega che aspettavo da vent’anni, Liga e Marlene Kuntz da un metro di distanza, i Maneskin da un chilometro, scopro che i Baustelle sanno suonare e poi ritorno sempre sugli stessi sampietrini, un luminare della genetica è felice di incontrarmi mentre altri mi dicono che non ho mai capito un cazzo in vita mia, arriva una gatta tricolore, qualche amico cambia lavoro e altri cambiano paese e… e di cosa cavolo mi starò dimenticando ora?

In mezzo a questa vita, che di certo non basterà, dove “c’è sempre tutto il traffico, il traffico che puoi” sono in affanno, arranco, poi mi riprendo, corro, anche troppo e infatti  poi torna il fiatone e mi ricordo che quella merda intorno sempre merda resterà.
Lo sapete già: continuo a spalare, finché ho una pala. Nel caso smettessi, seguiranno cartoline da Matala.

Ultima canzone dell’anno: Cocteau, con traduzione qui sotto rimaneggiata da me.
Buon Anno quindi, e come sempre ricordatevelo: quando siete felici, fateci caso.

 

Non dirmi che la vita ti ha stancato,
Quando l’estate ci ha perdonato
tutto quel che abbiamo rubato
cose che pensavamo nostre,
ed ora sembrano scomparse.

Tutte quelle cose avevano uno splendido sapore
Ma non ti assolveranno per questo
Quando la luce dell’estate porta i profumi del ritorno
Ti arrendi, ti risenti, ti arrabbi
Ma non hai nulla in cambio.

Tutte le foglie stanno girando
nelle dita brunite dell’autunno
Mi atteggio ad aver speranza e fede nel frattempo
Come se stessi tentando di realizzare un sogno
che stavo sognando da solo

C’è qualcosa (tra i frutti e i fiori caduti)
che non resterà (solo minuti, solo ore)
finché (ora che nella mattina si rovescia la pioggia)
non lo ricorderemo per tutta la vita
e negli ultimi buoni giorni dell’anno.