Settembre, lo sapete è periodo di festival, di scuole giacobine, di percorsi di scrittura, di incontri a Mantova e, finalmente da oggi in poi visto che la pioggia si è fatta rivedere, di freschi pomeriggi e serate a leggere i nostri libri preferiti.
Andare ai festival che conosciamo è sempre come ritrovarsi in un heimat – un posto accogliente come se fosse casa (non ringrazierò mai abbastanza i Delta V per quell’album) – e per me sono così quelli del Trentino con i miei amici de Isenzatregua edizioni, o tornare a Mantova, che personalmente ritengo l’unico vero grande festival del libro (o dell’autore) e non una fiera dell’editoria.
Quest’anno grazie alla vulcanica Silvia Pederzolli (che in mezzo a tutto quello che fa trova anche il tempo di pubblicare degli splendidi fantasy) abbiamo colonizzato il castello di Drena, con un fantastico festival del fantasy in cui sono riuscito a imbucarmi con i miei libri mistery e sci-fi. Fra elfe, mistici spadaccini e streghe, alcuni dei miei robot e umanoidi futuristici erano un po’ spaesati… ma alla fine ci siamo tutti convinti a credere nella magia, che poi è tutto quello che la scienza non spiega.


Come essere a casa. Ecco anche i libri dei nostri autori preferiti, quando non ci tradiscono sono degli heimat.
Così, il libro che mi ha accompagnato in questa fine estate è stato Never Flinch del Re.
Ne avevo sentito parlare malissimo fra i fan e invece, ancora una volta, è stata una piacevole immersione in un thriller serrato (da Mr Mercedes in poi il Re ha fatto scuola anche in questo genere) in cui l’autore non perde il vizio di vivisezionare le anime e le coscienze dei propri personaggi. E quel motto “non esitare -never flinch” che ripete il serial killer fa vibrare sempre di più la tensione creata.

Un ritmo serrato di più storie parallele che porta il libro ad essere uno dei miei “5 stelle di SK” fino a quasi alla fine, quando invece si perde totalmente l’atmosfera kinghiana e sembra quasi di leggere la fine di un romanzetto di serie B.
E non certo per la costruzione della “regolazione dei conti” ma per la totale mancanza della chiusura alla storia come il Re ci ha abituato. Quelle che molti considerano pagine in più; quante volte abbiamo sentito parlare dei cosiddetti “troppo lunghi” finali di It o del Miglio Verde da chi dovrebbe andare a leggere topolino? Gli stessi per cui l’ultima puntata di Stranger Things è stata troppo lunga. Bulimici dell’azione che non sanno andare oltre a quanto sia figo il mostro o al crash boom bang.

No, i personaggi di SK vivono dentro di me quando li conosco, e in questo libro manca tutto quello che ha commosso e ha chiuso perfettamente le storie anche negli altri libri in cui Holly era la protagonista. Peccato, posizionerei d’istinto il tomo fra quelli “3 stelle di Stephen King”, ma poi lo iscrivo nella lista di quelli con 4 stelle. È stata pur sempre una compagnia molto piacevole per quasi tutta la sua lettura.
Zio Steve nelle note dice di essere “abbastanza soddisfatto” del risultato ma che a un certo punto i libri si devono lasciare andare. Difficile non vedere in queste parole foschi presagi, del resto non tutte le nuvole all’orizzonte sono portatrici di acqua salvifica ma anche di tempeste.
Chiudo il libro e ripenso ai festival passati e quelli che mi aspettano da qui a poco. Mi preparo, ma senza fretta. Anzi esito e respiro ancora la prima aria fresca che c’è da un bel po’ da queste parti. Esito, perché so che nessuno può dirmi quanto manca alla prossima estate.
