Horror, In evidenza
Ritorno a Tsilivi
Pubblicato il 22 Ott 2026
Scritto da Alessandro Chiometti
Tags: alessandro chiometti, grecia, horrro, racconti, zante

Non furono dei rumori piacevoli quelli con cui l’isola di Zante accolse Paolo Fortunati, bensì quelli di un semiasse messo a dura prova da un profondo scalino e quello della coppa dell’olio della sua Renault contro il cemento.
I marinai e gli operatori dell’ultimo traghetto Killini – Zacinto avevano ormai voglia di andare a casa e avevano posizionato con troppa fretta i materiali che dovevano attutire il passaggio delle macchine dall’acciaio del traghetto all’asfalto del molo.
Così, la prima cosa che fece in una delle isole più vacanziere della nazione ellenica, fu quella di aspettare qualche minuto in un angolo del porto per vedere se la sua auto perdesse olio, maledicendo fin da quel momento la voglia di guadagni facili che lo aveva spinto verso quello che considerava uno dei Sud del mondo e che quindi avrebbe sempre voluto evitare. Come la Sicilia, la Calabria… tutto il Sud italia, l’Africa ovviamente, ma anche la Spagna era fra i paesi che aveva bannato. Il ricordo della puzza delle strade di Barcellona ancora lo faceva desistere dal seguire ogni proposta di ulteriori vacanze iberiche.
Ai suoi pregiudizi si aggiungevano le 20 ore passate a bordo della Anek Lines, fra donne con il burka e camionisti bulgari. “Vaffanculo ai soldi che si risparmiano col traghetto e ai consigli di Pergamini. Un charter Milano – Zacinto ed evitavo tutti questi scappati di casa.” Era stato il suo mantra durante il viaggio.
Lo aspettavano a Tsilivi, pochi chilometri a nord di Zacinto i due soci dell’investimento da seicentomila euro che li rendeva comproprietari di un hotel di ultima costruzione, destinato ad ospitare turisti da mezza Europa.
Mentre osservava l’isola nella luce del tardo pomeriggio di Luglio i suoi dubbi sull’affidabilità di paesi da “terzo mondo” continuavano a tormentarlo. Eppure le assicurazioni sulla bontà dell’affare non erano mancate; le opportunità per quel tipo di affari, dopo la crisi dell’inizio degli anni dieci erano aumentate a dismisura. I proprietari greci erano costretti a vendere parte delle loro strutture per far fronte alle perdite mentre il turismo non accennava a diminuire, la cosa attirava l’attenzione di chiunque avesse dei soldi da investire.
Maledicendo l’ennesima buca stradale arrivò all’indirizzo memorizzato sul navigatore satellitare. Quindi parcheggiò, lasciò le valigie nel portabagagli della Captur ed entrò all’hotel Maestralis; la pulizia e la modernità dell’albergo si scontrava con tutto quello che aveva visto della Grecia in quelle poche ore.
«Salve sono Paolo Fortunati dovrei parlare con Carlo Pergamini o Mattia Dal Bon.»
«Sorry, can you speak english please?»
La ragazza alla reception non aveva capito una sola parola, Paolo si diede mentalmente dello stupido poi ricominciò: «I have to talk with Carlo Pergamini, do you know Mister Pergamini?»
«Oh certainly, you can find him in the bar, just down this way, near the swimming pool!»
«Thank you»
«Parakalò!»
“Che ha detto? Paraculo?” pensò Paolo lanciando un occhiata perplessa alla ragazza. Seguì comunque le sue istruzioni e, giunto al bar, riconobbe Pergamini e Dal Bon che aveva visto fino ad allora solo in videochiamata.
«Salve sono Paolo Fortunati!»
«Paolo! Benvenuto, com’è andato il viaggio?» Chiese Carlo scendendo dallo sgabello e stringendogli la mano, altrettanto fece l’altro socio.
«Eh insomma, venti ore di traghetto…»
«Ma io te l’avevo detto, prendi il charter da Linate!» esclamò Mattia Del Bon.
«Sì vabbè, ma quanto hai risparmiato facendo come ti ho detto?»
«Ma sì alla fine devo stare un bel po’ di giorni, quindi avrei dovuto affittare un motore qui!»
Carlo gli diede una pacca sulla spalla e gli disse: «Va beh ora sei qui ti riposi e ti passa la stanchezza! Hai visto che spettacolo il nostro hotel?»
«Davvero, non c’è male…»
«Non c’è male? Ma hai visto che piscina? In Italia una roba del genere costa milioni e milioni di euro, qui ci fanno entrare in proprietà appena con seicentomila euro.»
«Beh certo, ma siamo sicuri che i turisti arrivano?»
«Arrivano?» Chiese retoricamente Dal Bon mettendo in mano a Paolo un bicchiere di prosecco che aveva fatto versare al barista. Paolo accettò di buon grado ed ascoltò il suo futuro possibile socio: «Dovremo mandarli via i turisti, siamo all’inizio di Luglio e già guarda quanta gente! Ad Agosto non c’è una camera libera neanche con il lumicino… e stiamo parlando di sessanta camere…sai che significa sessanta camere a cento euro a notte per tutto il mese di Agosto piene?»
«Centottanseimila euro!» Paolo con la matematica non aveva mai scherzato, Del Bon e Pergamini rimasero un attimo a contare, poi Mattia scoppiò in una risata e gli disse:«Minchia! Ma cosa sei un calcolatore umano?» Carlo rise come il suo socio e applaudì senza ironia Paolo con un sorriso e un cenno di approvazione del viso.
«Giusto comunque, centottantaseimila euro solo nel mese di Agosto, significa come ti dicevo che in tutta l’estate che qui va da Maggio a Ottobre ne tiri su almeno quattrocentomila. Almeno dico eh!Senza contare le consumazioni, gli extra al banco, le suite extralusso e il bar in spiaggia. Gli ombrelloni e i lettini praticamente li regaliamo perché qui si usa così, faremmo brutta figura a mettere prezzi sopra i dieci euro al giorno!»
«Così poco?»
«Ma sì, poi quando entrerai nel mood greco te ne renderai conto! Ad ogni modo, metti anche che centomila euro, o poco più, se ne vanno per le spese… noi con seicentomila abbiamo la metà delle quote vuol dire che in tre anni al massimo siamo pari e poi è tutto guadagno!» Dal Bon sembrava troppo entusiasta, Paolo voleva prendere del tempo.
«Sì, sicuramente è un ottimo affare, però la mia decisione la prenderò fra una settimana dopo che avrò visto come vanno le cose qui, se è tutto a posto…»
«Ma si, si, con calma chi ci corre dietro? Ora però dobbiamo andare a cena, vedrai che mangiata di pesce!» Disse Carlo mettendo tutti d’accordo.

**
Al ristorante Zorbas i tre italiani mangiavano di gusto calamari, scampi e cozze; Paolo aveva ritrovato il suo buon umore.
Pergamini continuava a decantare la bontà dell’investimento. «Insomma noi nel giro di pochi anni ci siamo ripagati l’investimento e abbiamo un entrata fissa di quasi centomila euro all’anno, possiamo tranquillamente vivere di rendita per il resto della vita.»
«Capisci Paolo? Occasioni cosi non è che capitano spesso!» Rincarò la dose Del Bon.
«Già, piuttosto però dobbiamo tenere qui qualcuno che ci controlla i conti… che verifichi che i soci greci non ci facciano la cresta sul cash, altrimenti va tutto a farsi friggere.»
«Certo! Certo! Sei un ragazzo sveglio, certo che dobbiamo controllare» Disse Carlo. «Infatti… senti come l’abbiamo pensata poi si può cambiare se non ti sta bene. Tu Paolo starai qui a Luglio, io ad Agosto e Mattia a Settembre e anche a Giugno che soffre il troppo caldo, vero Mattia?» Il socio si limitò ad acconsentire con il movimento della testa, «Ci facciamo un mese di mare a testa che ci fa bene e teniamo tutto sotto controllo… o poi beninteso, uno viene quando gli pare, siamo i proprietari cazzo! Tu lavori in Italia Paolo?»
«No, in realtà no, faccio qualche lavoretto nell’azienda tessile di mio padre ma praticamente sono disoccupato. Mio padre mi mette a disposizione la cifra dell’investimento per il mio futuro visto che non amo molto quello che fa lui. E poi per entrare nella fabbrichetta di famiglia c’è già mia sorella che ha preso in mano tutta la contabilità.»
«Beh ma è perfetto, vieni qui quando vuoi, anche a Giugno e tieni sotto controllo i tuoi interessi! Cosa vuoi di meglio? E poi tu quanti anni hai? Trenta?»
«In realtà ventotto…»
«E sei fidanzato?»
«No attualmente no!»
«Ma caro mio, qui c’è tanta di quella roba in estate che non rimarrai a lungo single! Fidati!» Mattia e Carlo risero all’unisono, Paolo cercò di smarcarsi dall’imbarazzo che su quei temi non gli mancava mai,
«Va beh… ragazze a parte sembra un buon affare, vi ho detto datemi questa settimana…»
Il rumore di piatti infranti interruppe il dialogare dei tre, il cameriere guardava Paolo e aveva la faccia di chi avesse visto un fantasma. Si avvicinò al primo un secondo cameriere a svegliarlo dal trance, si scambiarono parole greche guardando all’indirizzo di Paolo che nessuno dei tre italiani capì, poi anche il secondo cameriere guardò Paolo e mutò espressione. Dopodiché entrambi si misero a raccogliere i cocci.
«Perché guardavano me?»
«Mah… non so… guardavano a te, sei sicuro?» Mattia era perplesso
«Si hanno guardato proprio me!»
«Ma dai, sono greci che ci capisci, magari stavano parlando di tutt’altro.» disse Mattia, aggiungendo: «Ricordati Paolo, qui parlano tutti l’inglese di base per i turisti e con quello rivolgiti a loro; tu di greco non capirai mai nulla, a meno che non ti metti seriamente a studiarlo ovvio, ma non pensare di capir qualcosa standoli ad ascoltare… ma loro l’italiano lo capiscono bene anche se spesso fanno finta di non capirlo.»
«E perché fanno così?»
«Perché almeno mantengono un vantaggio nei nostri confronti, ovvio no?» Disse Carlo sogghignando!
«Ma… in realtà ho sempre sentito dire che a noi italiani i greci vogliono bene.. com’è che dicono…»
«’Una faccia una razza’» Confermò Carlo.
«Ecco per l’appunto… e allora…»
Mattia prese la parola: «Guarda Paolo, sì in linea di massima è vero.. e di certo preferiscono i turisti italiani ai tedeschi e agli inglesi anche se questi spendono il triplo di noi… però poi ricordati che i greci sono molto fieri e molto chiusi. Non è il caso di cercare di fregarli!»
«Vabbè ma noi mica dobbiamo fregar nessuno, no?»
«Ma no, certo che no! Esclamò Carlo quasi con sdegno.
« No infatti, appunto di dico… stavo dicendo così tanto per spiegarti come funzionano le cose da queste parti… tranquillo non starci a pensare, forse ci guardavano ma chissà cosa si dicevano!»
Paolo tirò su le spalle poi disse: «Ma sì, hai ragione.» e tornarono a parlare di rendite e investimenti.
**
Nel primo pomeriggio del giorno seguente Paolo stava facendo un giro per la città cara a Ugo Foscolo, mentre osservava l’esposizione di un negozio di chincaglierie si accorse che un ragazzo più o meno della sua stessa età lo stava guardando a poca distanza.
Paolo ricambiò lo sguardo, con l’espressione che internazionalmente significa: “ma che vuoi?” e si girò dalla parte opposta. Ma lì c’erano altri due uomini che lo guardavano, poi si aggiunse un altro ragazzo al precedente e tutti lo guardavano in silenzio.
Lui allargò le braccia in un espressione interrogativa e disse: «Cosa ho fatto?»
Da lì fu tutto un susseguirsi di frasi greche di cui si capiva solamente il fare minaccioso. Infine una spinta e poi un’altra costrinsero Paolo spalle al muro della piccola via.
«Tu cosa volere ancora da Kristos?»
“Finalmente una frase in Italiano!” pensò Paolo: «Kristos? Io non conosco nessun Kristos, avete sbagliato persona!»
«Non fare scemo, cosa sei tornato a fare?»
«Tornato? Ragazzi è la prima volta che metto piede in Grecia in vita mia! Avete sbagliato persona.»
«Noi non sbagliare niente.» Una spinta più forte delle altre e Paolo cadde sull’espositore di magliette posizionato dietro di lui. Il padrone del negozio uscì fuori e cominciò a urlare in greco con i quattro. Mentre Paolo si rialzava tutti continuavano a strillare e il piccolo gruppo continuava ad indicarlo in modo minaccioso.
Dopo poco arrivò la polizia, e fu tutto un susseguirsi di frasi di cui Paolo ovviamente non capì una parola fino a quando un poliziotto lo prese sotto il braccio e gli disse: «Forza signor Carmignani lei venire con noi in commissariato!»
«Carmi.. chi? Guardi io sono Paolo Fortunati!»
«Lei viene con noi ora!»
«Ma io non ho fatto niente!»
Il poliziotto lo spinse a forza dentro la macchina.
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Mattia e Carlo erano accorsi in commissariato a Zacinto dopo la telefonata di Paolo, insieme a loro c’era un cameriere dell’hotel Maestralis che parlava entrambe le lingue e insieme ai quattro greci tutti erano di fronte alla scrivania del commissario Papadopolus.
«Il commissario sta dicendo al signor Spiros, il proprietario del ristorante Zorbas, che c’è stato un errore di persona che i documenti di Paolo sono validi.»
«E meno male!» Disse Paolo.
«Adesso Spiros sta dicendo che tu sei come una goccia d’acqua con l’italiano di due anni fa, dice che tu uguale come se fossi fratello gemello.»
«Ma con chi?»
«Aspetta, adesso commissario dice che anche agente Papandreu che ti ha portato qui si era sbagliato e credeva che tu fossi Carmignani Andrea!»
Si fece un silenzio pesante attorno alla piccola folla davanti al commissario, fu quest’ultimo a prendere parola.
«Insomma Signor Fortunati, qui c’è stato come dire, scambio di persona, ecco.»
«E per fortuna che non sono questo Andrea Carmignani… ma che vogliono queste persone da lui?»
«Guardi signor Fortunati, è brutta storia di due anni fa, meglio per lei non sapere, fatto sta che ieri sera voi siete andati a mangiare proprio al ristorante dove successe fatto brutto e li ancora si ricordano di lei… cioè del signor Carmignani… insomma pensavano che lui fosse tornato per chiudere i conti.»
«Insomma è tutto un equivoco!» esclamò Del Bon «Capito Paolo che sfiga che abbiamo avuto?»
Il commissario approvando le parole di Del Bon disse: «Sì, equivoco, coincidenza… incredibile. Signor Fortunati… io le chiederei per cortesia di non aprire denuncia perché storia è stata molto brutta e non caso di riaprire. Qui noi volere tutti dimenticare.»
«Ma si! Ma che denuncia, l‘importante è che è tutto chiaro!» Carlo Pergamini rispose al posto di Paolo e poi si rivolse ai quattro greci alla sua destra «Dico a voi! Lo avete capito che è un’altra persona o no?»
Quello che sembrava il più giovane dei quattro disse: «Se è cosi noi chiedere scusa ma somiglianza grande… anzi…uguaglianza!»
«Dai Paolo chiudiamo questa storia, stringiamo la mano ai signori e andiamo via.»
«Si certo, nessun rancore.»
«Ecco bravi » Il commissario era evidentemente sollevato «Lo sapete no? Italiani Greci una faccia una razza.»
Paolo si sentiva confuso ma l’importante era che la cosa fosse finita li, strinse la mano ai quattro greci che dissero: «Lypàmai, scusa me.» più volte. Poi ognuno andò per la sua strada.
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La sera Paolo non riuscì a trattenere la curiosità e cercò sul web tutta la storia. Cercò “Andrea Carmignani Zante” su google. Apparvero tantissime pagine in greco e poche in italiano, aprì un articolo della Gazzetta Adriatica di due anni prima.
Muore ragazza italiana a Zacinto durante una rissa
Una brutta fine della vacanza per un gruppo di ragazzi di Ascoli in Grecia. A Tsilivi, pochi chilometri a nord di Zacinto, capoluogo di Zante, una rissa scoppiata al ristorante Zorbas fra turisti inglesi e camerieri greci ha coinvolto il piccolo gruppo di ragazzi ascolani che hanno certamente avuto la peggio. In circostanze ancora non del tutto chiare la ventitreenne Donatella Isidori è uscita di corsa dal locale (o stando a quello che dice il suo ragazzo Andrea Carmignani è stata spinta da un cameriere greco) ed è stata travolta e uccisa sul colpo da una macchina che passava ad alta velocità davanti al locale. La macchina non si è fermata e la polizia greca la sta ancora cercando. I camerieri greci da parte loro accusano Andrea Carmignani di percosse e lesioni, costui uscito di senno vedendo la sua ragazza uccisa ha assalito il presunto autore della spinta con una bottiglia di vetro ferendolo gravemente al volto. Le indagini sono ancora in corso.
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Kristos Vassiliki si stava guardando nello specchio. Con quelle cicatrici profonde non aveva un bell’aspetto e non si era ancora rassegnato a guardare ogni volta quello scempio che quello stronzo di italiano gli aveva regalato.
Dopo la doccia fatta nel piccolo bagno della sua casa a Zacinto non aveva voglia di uscire, pensò che avrebbe visto un po’ di televisione prima di dormire. Meditava così sulla sua serata di riposo che lo attendeva quando lo specchio tornò ad appannarsi. Lo ripulì con la mano per finire di pettinarsi ma l’immagine che apparve era quello di una ragazza.
Una ragazza che ben conosceva. L’italiana che aveva ucciso anche se non avrebbe mai voluto farlo. Urlò e cercò di uscire dal bagno. Ma scivolò, cadde all’indietro e sfondò il water con il suo osso occipitale. Mentre il sangue si allargava fino a riempire tutto il pavimento del piccolo bagno, Donatella nello specchio sorrideva.
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La polizia greca alle dieci del mattino prelevò Paolo dall’hotel Maestralis, e ora si trovava per la seconda volta in poche ore dentro al commissariato di Zacinto. Questa volta in stato di arresto.
Dopo lunghe ore di attesa nelle celle greche nel primo pomeriggio il commissario Papadopolu lo fece portare di fronte alla sua scrivania.
«Allora Paolo Fortunati o Andrea Carmignani, chi avere io di fronte?»
«Commissario i miei documenti li ha già controllati, io sono Paolo Fortunati lo ha ammesso anche lei ieri sera.»
«Sì… però stanotte è morto povero Kristos Vassiliki, ed è fortunato che noi arrivati prima di suoi parenti a suo hotel sennò lei finiva male.»
«Chi sarebbe questo Kristos?»
«Cosa fa il finto scemo? Anche se lei estraneo qualcosa avrà letto su internet di storia di due anni fa.»
«Ma quale finto scemo! In internet ho trovato solo un articolo lapidario in italiano, e il greco non lo capisco, so che c’è stata una rissa e una ragazza è morta e che il ragazzo si è vendicato sfregiando un cameriere. Ecco quello che so.»
«Kristos era il cameriere sfregiato da Carmignani.»
«E lei crede che io sono Carmignani e che stanotte l’ho ucciso?»
«Io adesso controllare meglio suoi documenti tramite fax al vostro.. come chiamare.. voi.. ministero! E vediamo anche dove essere Andrea Carmignani in Italia, intanto lei stare qui. Più sicuro per lei e più sicuro per me che questa storia non ha altri morti.»
«Ma è assurdo, un fax? Ma non ce l’avete una cazzo di email? Io stanotte sono stato in albergo chieda pure alla reception. Ho visto la tv e sono andato su internet, non sono uscito mai. E voglio un cazzo di avvocato!»
«Alibi piuttosto debole, comunque verificheremo. E suoi amici, stanno cercando avvocato ma oggi è sabato. Forse Kristos incidente, forse no, stiamo a vedere cosa dice ministero. Se lei non c’entra niente io consiglio di mettere sua macchina su traghetto e andarsene perché amici Kristos non disposti credere coincidenze.»
«Assurdo, siamo in Europa o in Africa? Ma che cazzo…. Controllate le impronte digitali, fate una telefonata a questo cazzo di Carmignani… io sono venuto a portare i miei soldi in Grecia e questo è il ringraziamento? Certo che me ne torno a casa subito!»
«Non subito prima aspettare fax ministero… o email, si mandato entrambe. Lei ha ragione su impronte ma nostri computer hanno database burned, fuori servizio capisce? Attendere qui, non costa niente e sicuro per lei. Io quasi sicuro che lei non c’entra niente, ma stia qui per favore.. .come ospite questa giornata e risolviamo tutto. Se la libero, parenti Kristos… capisce no?»
Paolo maledisse tutta la Grecia e in particolare quell’isola, e accettò il consiglio del commissario.
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Kostantino Agaravis stava percorrendo sulla sua Yamaha il tragitto che portava dalla sua casa a Volimes al sud dell’isola. La notizia della morte di Kristos lo aveva sconvolto, doveva arrivare prima possibile a Tsillivi per dare una lezione a quell’italiano.
Guardò l’orologio che aveva al polso sinistro mentre continuava a dare gas. Le lancette segnavano le tre del pomeriggio. Ma oltre al quadrante e alle lancette vide qualcos’altro. Una mano era dolcemente appoggiata sopra l’altra sua mano con cui manovrava la manopola del gas. Era la mano di una ragazza.
«Perché hai cominciato a darmi della troia? Io stavo solo ridendo.»
Kostantino urlò, provò a frenare ma le sue mani non rispondevano ai comandi, erano sovrapposte con quelle della ragazza. Vide il suo volto attraverso lo specchietto retrovisore.
«Poios eísai esý?»
«Tu lo sai chi sono, sono la troia italiana.»
«Den katalavaìno…»
«Ecco il vantaggio di essere morti, si capisce tutto!»
Il volto femminile nello specchietto della moto rise e poi mutò in uno orrendamente sfigurato e marcito. La manopola del gas andò sul massimo e la Yamaha con il suo passeggero volò per decine di metri dalla scogliera di Porto Zora.
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«Spiros, parlare in italiano sennò il nostro Paolo non capire niente!»
«Commissario, io penso che è impossibile che lui no è Andrea.»
«Non è! Non è! Lo dico io e lo dice ministero italiano e lo dicono Carabinieri che sono andati a verificare che Andrea Carmignani è a sua casa di Ascoli.»
«Allora qualcuno ha fatto fuori Kristos e Kostantino per conto suo, forse no questo, ma questo cosa ci fare qui?»
«“Questo” si sarebbe anche rotto i coglioni.»
«Calma… Calma tutti e due… il Signor Paolo era qui in caserma quando capitare incidente Kostantino. Di sicuro lui non entrare in quella storia. Poi perché avrebbero dovuto uccidere Kostantino?»
«Perché essere lui stato quella sera maledetta a iniziare litigata con italiana, ma colpa tutta di inglesi… porci inglesi. Lui litigava con inglesi, italiana rideva e lui pensare che rideva di lui e allora detto ‘troia italiana’. Litigio con loro peggiorato e Kristos spinto ragazza fuori da locale proprio quando passava quel pazzo che non siete riusciti a prendere mai.» Spiros prese un attimo fiato e inseguendo i suoi pensieri aggiunse: «Eppure io dico isola piccola Commissario, chi ha grossa jeep bianca? Come è possibile che è scomparso?»
«Isola piccola ma viavai ad Agosto grande.. comunque abbiamo controllato tutti gli imbarchi… da qua non è più uscita quella macchina. Adesso questa storia finire chiaro?»
“Chiedi al commissario perché è così preoccupato!” La voce femminile nella testa di Paolo era chiara e forte. E lui non era spaventato anche se pensò, mentre ubbidiva ai comandi della voce, che forse avrebbe dovuto esserlo
«Commissario perché è così preoccupato?»
«Io no preoccupato, io vedo due morti oggi, io cerco di evitare terzo!»
“Chiedigli come sa che ci sarà terzo morto!”
«Scusi, ma perché pensa che ci sarà un terzo morto?»
«Ma cosa dice? È ovvio che vendetta continua fino a… ma che domande mi sta facendo?»
Paolo guardò verso l’alto e sentì ancora la voce di Donatella: “Chiedigli se ha un suv bianco in garage ammaccato e perché non lo usa”. Quando abbassò la testa sogghignava i suoi occhi erano diventati azzurri, Spiros si accorse di questo fatto e portò alla bocca il suo komboloì baciandolo.
«Capitano ma perché non prende mai il suv bianco che ha in garage? Forse perché è ammaccato sul davanti?»
«Cosa? Cosa dire? Chi le ha detto questo?»
«Ecco perché ha così a cuore la faccenda commissario, era lei al volante, adesso pensa che si possano vendicare su di lei!»
«Chi vendica?» Urlò Papadopolu: «Lei vendica, allora lei è davvero Andrea Carmignati.»
«No non lo sono. E non sono venuto qui per questo… ma qualcuno con me evidentemente è venuto… come? Ah ecco… qualcuno era rimasto qui cercando di capire cosa gli fosse successo… vede Commissario anche i fantasmi a volte si confondono… poi incontrano un volto che pensano di conoscere e gli torna in mente tutto. Non è strano, succede anche a noi vivi… e a sentire Donatella sembra che io a questo Andrea somigli proprio tanto.» La bocca di Paolo amplificò il ghigno fino a renderlo innaturale: «Però quando si tratta di vendetta i fantasmi non sbagliano mai!»
«Basta io la faccio internare!»
«Non credo glielo permetterà!»
Il commissario Papadopolu osservò il volto di Paolo trasformarsi in quello di Donatella, portò la mano alla pistola e la puntò, ma poi disse solo: «Lypàmai!» se la portò in bocca e si sparò.
Spiros, bianco come un cadavere, si stava facendo il segno della croce e pregava in ortodosso. Si girò verso Paolo e vide i suoi occhi tornare marroni e i suoi capelli diventare bianchi all’istante. Poi lo vide cadere a terra svenuto.
**
La rosa sulla tomba di Donatella era bagnata dalla prima pioggia di Agosto nella città di Ascoli. Andrea e Paolo sedevano sulla panchina a poca distanza da quella costruzione in marmo.
«Che cazzo di storia.» Disse Andrea.
«Almeno adesso che mi sono venuti i capelli bianchi nessuno si sbaglierà più fra noi.»
«Un sosia a Piacenza, non ci credevo quando me lo dicevano i Carabinieri.»
«Dicono che tutti ne abbiamo cinque sparsi per il mondo.»
«Ma se ne dicono tante… poi che fai con quell’investimento in Grecia?»
«Sei pazzo? Sono scappato via di corsa… non mi rivedono neanche se me lo danno gratis un albergo.»
«E’ un posto strano… io con tutto quello che mi è successo non ce la faccio ad odiarlo. Sai ci sono stato spesso fin da piccolo con i miei genitori.»
«Ah io non ne voglio sapere più niente, il mare per me d’ora in poi è solo il nostro.»
«Mare Nostrum… mediterraneo… che è pur sempre la stessa acqua della Grecia. Vabbè sto divagando. Dai torniamo in città.»
«Senti, prima che andiamo via, ma adesso pensi che Donatella sia in pace?»
«Che ti dico? Penso che quei tre erano quelli la coscienza più sporca. Di certo io sto tranquillo, non se la prenderà mica con me.»
«È che… insomma sei tranquillo sapendo che c’è il fantasma della tua ex in giro?»
«Mah, sinceramente mi fanno più paura i vivi.»
Uscirono dal cimitero, la pioggia aumentava, Paolo guardò le nuvole e disse: «Certo però che il clima nello Ionio è un’altra cosa…»
Andrea lo guardò e trattenne un sorriso.
