Aspettando la fine del mondo, Blog, In evidenza

Aspettando la fine del mondo. Giorno #1 senza Francesco Guccini

No, non parlerò di Guccini per un bel po’. Mettetevi l’anima in pace.
Se avete un anima.
Se esiste la pace.

Però possiamo parlare “intorno” a Guccini, come dice oggi il mio amico Paolo B.
E allora ieri, mentre i social (ironia della sorte, maestro), per quanto sappiamo essere bolle che inducono a vivere in mondi esclusivi e autocompiacenti, cominciavano a far intuire la grandezza del poeta dell’Appennino (a mia memoria, niente può avvicinarsi alla quantità di condivisioni del PROPRIO Guccini che sta accadendo in queste ore); il nostro presidente del consiglio Giorgio Meloni ha avuto modo di ricordare quell’anomalia dei destricoli italioti che amano Guccini.
Rivendicando peraltro la figura di merda che fece con il maestro quando rispose negativamente all’invito ad Atreju (sic) spiegando che se lei e Salvini apprezzavano le sue canzoni è perché non le avevano capite.

Già per due volte in queste ore mi sono imbattuto nella domanda: “E perché mai uno di destra, fosse anche fascista, non può ascoltare Guccini?”
Intendiamoci, per me (e soprattutto come costituzionalmente riconosciuto) ognuno può ascoltare, leggere e farsi piacere ciò che vuole.
Il problema è nella parola “essere”.

Se tu SEI fascista o neofascista o un liberista ultracapitalista Renziano e ti piace (ovvero CONDIVIDI) le parole di Guccini e magari canti a squarciagola “...coraggio liberisti buttate giù le carte, tanto ci sarò sempre chi ne pagherà le spese, in questo benedetto assurdo bel paese!” hai un problema. Si chiama schizofrenia.
Più o meno grave, più o meno palese più o meno dichiarata.

E che sia ben chiaro, non c’è nulla di male! Tutti lo siamo un poco nella nostra società occidentale; in particolare nel nostro Assurdistan è impossibile non essere un poco schizofrenici.
Un poco.
Però se tu pensi che lo Stato debba essere ridotto al minimo e lasciare tutto (acqua e wellfare compreso) al controllo del libero mercato per abbassare le odiate tasse (e magari vai anche “chissà dove per non” pagarle) e poi canti Cirano la tua schizofrenia comincia ad essere imbarazzante.
E se sei convinto che la risposta per “vivere bene” sia più polizia per avere più sicurezza e quindi manganellare in piazza i nullafacenti che hanno solo voglia di scioperare e poi ti commuovi ascoltando che “il libertario è sempre controllato dal clero e dallo stato […] e comunque non vi preoccupate noi siamo gente che finisce male, galera od ospedale“; allora il problema della tua schizofrenia è ben più che imbarazzante.
E lasciamo stare i fascisti che inneggiano a tutti gli eroi giovani e belli... a loro glie la spieghiamo un’altra volta. Ma del resto cosa vuoi spiegare a chi negli anni ’70 e ’80 ha chiamato i suoi campi giovanili di fascista educazione con il nome di una razza fantasy cui piaceva sfondarsi stando tutto il giorno sul prato a fumare erba pipa?

Dicevo il problema è nella parola ESSERE.
Perché come il maestro magistralmente ricordava, lui Fabrizio, Roberto, Claudio, Giorgio… non facevano cultura di sinistra. Loro ERANO DI SINISTRA.
Con buona pace delle vostre schizofrenie.
Quindi se volete costruire il vostro ESSERE intorno ai vostri ideali di destra (en passant, sinceramente io non ho mai capito quali siano questi fantastici ideali se non una pappetta preparata riassumibile in dio-patria-famiglia-ordine-disciplina più o meno edulcorata… ma questi son cazzi totalmente vostri), dovreste prima risolvere il problema schizofrenico sul perché siete tanto attirati dai versi su Don Chisciotte o su Che Guevara o in generale al ribelle capellone impresentabile che metteva in crisi le famiglie borghesi delle ragazze per bene che frequentava.

Ovvio, non tutti i testi del Maestro parlano dei massimi sistemi, ce ne sono tanti di pura poesia (Acque, Luna fortuna, Tango per due, Autogrill... e ci fermiamo qui, ma ribadiamo che per noi è stato a tutti gli effetti il più grande poeta contemporaneo); ma anche questi vanno contestualizzati in ciò che ERA il maestro. E magari farsi una domanda: ma se è (e lo è, al di fuori di ogni ragionevole dubbio) la sua capacità di immedesimarsi nell’altro, ovvero l’empatia, che consente al Maestro di descrivere così bene le emozioni e i sentimenti di tutti noi… come posso dichiararmi fascista se il fascismo per sua natura politica è la morte dell’empatia?
O fate questo piccolo esame di coscienza o, altrimenti, è come se io da “comunista” (le virgolette sono necessarie per le MIE schizofrenie), mi mettessi a sentire i discorsi di Mussolini e dicessi con tono enfatico: “Eh però, senti che bel vocione che aveva!”

Ma poi intendiamoci, si vive bene con le nostre contraddizioni lo so! Non ve ne voglio fare una colpa più grave di quel che è… però cercatene quanto meno di esserne CONSAPEVOLI. Perché poi vedete, l’ambiguità, il doppiogiochismo, il tenere sempre i piedi su due staffe, e il “voi che siete capaci fate bene ad aver le tasche piene e non solo i coglioni“, alla fine vengono fuori.
E le figure di merda fatte di chi non sa cosa sia “lui stesso”, ma pretende di avere la soluzione politica per guidare un comune, una regione, un paese le paghiamo tutti.
Consapevolezza.
Ecco, spesso mi soffermo su questa parola chiave. Perché se vi piace un cantante, un poeta, uno scrittore, uno storyteller… magari “il senso” di quel che dice lo dovreste approfondire un pochino di più. E magari, se è in contrasto con le vostre idee dovreste anche un po’ limarle quest’ultime, perché sappiamo bene di chi sia la virtù del non cambiare mai idea.

Anyway, il senso (e aridaje) del mio analizzare le canzoni è proprio questo (oltre a quello di condividere e raccontare storie), quindi per oggi (Giorno 1 del mondo senza Guccini) vi ripropongo l’analisi di un pezzo il cui ascolto per me è stato un vero e proprio dissezionamento della mia weltanschauung.
Canzone della bambina portoghese“… e come l’ho analizzata?
Ci ho costruito sopra una storia, ovvio. Come per tutto quello che sento troppo… troppo.

100 canzoni di cui parlare. La canzone della bambina portoghese (o della filosofia umana in pochi minuti)