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Cronache dai Dindorni di Mezzo. Libretto II

Pubblicato il 2 Ago 2026

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E arrivò così all’imporvviso, come se non si fosse saputo da cinque anni abbondanti, il periodo in cui gli abitanti dei Dindorni di Mezzo venivano chiamati a scegliere i loro governatori.

La città rigurgitava ovunque le foto interattive di Re Adim, colui che rendeva merda ogni cosa toccasse, già ruttante per festeggiare la sicura vittoria; molti sostenevano che non si sarebbe ripresentato a causa dei suoi molti impegni al di fuori dei Dindorni, ma in realtà, visto che ogni volta che andava fuori da questi trovava solo gente che urlava “Pericolum! Tasta testiculum!” voltandogli le spalle dopo aver sputato per terra, optò per non disdegnare un nuovo giro di governo dei Dindorni.

Ormai tutto nei Dindorni era diventato merda, visto che aveva le mani in pasta ovunque, ma nonostante questo i Doxantir predicevano per lui una nuova facile vittoria grazie all’alleanza con le forze della fazione Sorcium Destrorum ripulita con la guida dal campione del Salto della Quaglia, (specialità sportiva molta in voga specialmente con l’avvicinarsi delle votazioni) PoesseFero Opiuma che aveva rinnegato I Guardiani delle cose fatte per bene ™, gli unici ad averlo mai ritenuto una persona per bene.
Il tradimento aveva sconvolto i Guardiani perché gli costò il voltafaccia del loro candidato appartenente al movimento dei mezzocervello, questi ai comandamenti di Poessefero Opiuma non disubbidivano mai. Candidato per il quale avevano anche subito lo smacco del gran rifiuto delle forze che ritenevano amiche, così come narrato nel libretto I. 
Si narrava che perfino il Ducaconte del vino dei castelli narniesi un paio di sere aveva rinunciato al suo abituale bicchiere di passito per via del dolore.

Tuttavia i Doxantir sottolineavano che la facile previsione della vittoria di Re Adim era dovuta anche al fatto che, a un mese dalla consultazione, i Guardiani non avessero fatto sapere nulla su chi di loro dovesse candidarsi. L’alleanza destrorum gongolava, ma i più esperti di loro sapevano che sotto sotto, la rete tessuta dai Guardiani, avrebbe tirato fuori l’ennesimo pollo dal cilindro.

E infatti… a un mese esatto dalle consultazioni risuonarono altissime le sirene d’acciaio a mezzogiorno, come nei tempi in cui produrre acciaio serviva a qualcosa, e poi una decina di messaggeri a cavallo dei Trabant (razza equina originata al di là dei muri) cominciarono con i megafoni a diffondere la notizia dell’Adunata in piazza per la presentazione della candidatura a Governatore scelta dai Guardiani delle cose Fatte per bene in versione allargata™. Questo significava che oltre alle 328 correnti interne (peraltro nessuno riusciva dove venisse la 328ma visto che i guardiani erano 327) il candidato sarebbe stato supportato anche dalla Stampella sinistra delle cose fatte per bene™ e da qualche iscritto alla Gilda Pseudocommerciale locale™.

L’appuntamento era fissato per il giorno dopo, all’ora della seconda colazione, nella piazza più grade dei Dindorni.

Politigandalf il noioso, che per l’occasione stirò anche il suo vecchio mantello, era in piazza prima di tutti. A lui era stato dato il sacro compito di annunciare il sicuro vincitore della consultazione.
Già dalle prime luci dell’alba si aggirava nella piazza, rigorosamente senza alberi e panchine per non dar modo ai viandanti di sostare troppo come voleva la Re Adim.  Ma più l’ora si aggirava e più si rendeva conto che di abitanti dei Dindorni ne arrivavano veramente pochi. C’era qualche vecchia conoscenza come Donna Amaranto e Gionni Smemorato che sosteneva di non ricordarsi perché fosse lì, qualche cavaliere dei Trabant, qualche spia del Re Adim ovviamente e i rappresentanti dei circoli dei Guardiani. Ma degli altri abitanti dei Dindorni erano venuti veramente in pochi.

Cominciò nervosamente a consultare l’agenda e proferì una profonda maledizione in antico dindornese… avevano scelto per la presentazione il giorno della finale play out del campionato di flagellazione delle palle a spicchi.

I Dindornesi amavano quello sport tradizionale in cui due squadre si coloravano i testicoli a spicchi bianchi e neri e poi si scambiavano calci nei testicoli così dipinti con i compagni di squadra. Ogni volta che uno della propria squadra sveniva per il dolore, i compagni avevano il diritto di tagliare i testicoli ad uno degli arbitri. Le partite finivano quando finivano gli arbitri e quindi si procedeva al conteggio dei testicoli accumulati per decretare la squadra vincitrice.

In tempi prima di questi la Dindornese Scalciante era arrivata alle soglie dello scudetto, ma con le oculate gestioni di Re Adim era fallita quattro volete di seguito, arrivando sul baratro della cancellazione definitiva e quella di quel giorno era l’ultima possibilità di continuare ad esistere nei campionati importanti. Ovviamente, dato che era uno sport amato da chi piaceva prendere calci nelle palle, più le gestioni erano fallimentari più i tifosi andavano allo stadio a sostenere la squadra. Quindi tutti gli abitanti dei Dindorni si sarebbero recati allo stadio di flagellazione.

Al rintocco dell’ora designata, Politigandalf vista la situazione e considerato che aveva qualche soldo in tasca consigliò ai presenti di entrare nell’osteria a cui avrebbe offerto da bere per ringraziarli della loro presenza. Almeno le immagini sui Doxantir avrebbero mostrato una sala piena e già pensava di rimediare con il titolo “Successo della presentazione nonostante la concomitanza con l’importantissima finale di flagellazione delle palle a spicchi”.

Una volta che tutti erano entrati nell’osteria salì sopra un tavolino e brandendo il suo bastone magico, attaccò quello che sarebbe dovuto essere un discorso storico.

“Signori! Amici! Fratelli! Compagni!”
“Ce mancava Camerati, così eravamo tutti!” Disse quasi sottovoce Donna Amaranto suscitando qualche risata, ma Politigandalf fece finta di non aver sentito nulla.
“Questo giorno resterà nella storia perché è il giorno in cui comincia la liberazione dei Dindorni da Re Adim!” Sospese le parole per aspettare qualche prevedibile “se vabbè” ma fu graziato dai presenti.
“Più volte ci avete chiesto ‘chi’ e noi vi abbiamo detto ‘come’  ma…”
“Quand’è che ce l’avete detto ‘come’? Scusa sai… non me ricordo…”
“Gionni Smemorato! Non rovinerai anche questa giornata come la precedente…”
“A lui l’ea ruvinata? no voantri che presentaste un mezzocervello?” La voce di Kopper appena entrato in osteria fece tremare anche le pareti. Le risate cominciarono ad abbondare, l’evento non cominciava per nulla bene, quindi Politigandalf decise di prendere subito in pugno la situazione: colpì con il suo bastone magico il tavolino sopra al quale stava parlando e il rumore di mille tuoni azzittò i presenti. Poi una massa di gocce d’acqua sospese li avvolse tutti.
“Silenzio! In nome della Cascata!!!”
Nessuno osò interrompere il momento e questo consentì a Politigandalf di riprendere il suo discorso.
“Ve l’avevamo detto mio caro Gionni il come. INSIEME! Il come era insieme! Ma voi avete risposto no. E quindi siamo andati avanti. E nonostante quello che avevamo scelto non si è rivelato la scelta giusta…”
“Ah ecco, me pareva!” Disse Donna Amaranto; fu guardata malissimo dall’oratore ma l’incantesimo del silenzio resse nella sala.
“… anche se avevamo sbagliato nella scelta… oggi siamo qui per dire che i Guardiani delle cose fatte per bene™ hanno rimediato e il nome del nostro futuro governatore è inattaccabile, indiscutibile e iinvincibile.”
Politigandalf si guardò intorno, poi inarcò la bocca in un sorriso e disse: “Il suo nome è Petrarca Suggiu!”

Le parole sembrarono rimbalzare nell’eternità dentro quell’osteria, Tutto era sospeso. Il tempo stesso sembrava rallentare la sua corsa e… “Chi?”
Chiese il pennivendolo della Gazzetta Dindornese.
“Petrarca Suggiu” ribadì con fermezza Politigandalf.
“Ma è il nipote di…”
“No Gionni.”
“Un parente? O è solo un omonimia?”
“No Donna… è Lui!”
Il mormorio si diffuse in sala in modo sempre più consistente.
“Lui?”
“Sì qualcuno vuole mettere in dubbio la figura di spessore assoluto di Petrarca Suggiu?”
“Ma no, che c’entra ma…”
“E allora non facciamo polemiche inutili per favore!”
“Scusa Politigandalf…  forse so io che mi ricordo male eh… ma Petrarca Suggiu… è morto.” Disse Gionni, suscitando numerosi “Ecco!”, “Appunto”, “Enfatti”, “E me sembrava!”
“Esatto!!! è questa la cosa geniale che i Guardiani delle Cose fatte Perbene™ hanno fatto… è morto, non può essere più attaccato politicamente in modo infame. La figura è inattaccabile e risolve tutti i problemi di quanto voi, idealisti e ideologizzati comincerete con le domande del cavolo ai governatori…  sul perché non tassano i patrimoni alti, sul perché non mettono l’acqua gratis per tutti. Voi farete le domande e lui non dovrà inventarsi supercazzole. O fare come gli opossum fingendosi morto… perché lui è già morto. I Guardiani governano, voi farete le vostre domande a Petrarca Suggiu, non avrete risposte come sempre, ma per lo meno saprete il motivo. Nessuno scandalo, nessuna omissione di fascicoli, nessuna complicità con chissà chi. Non vi si risponderà nessuno durante il governo dei Dindorni perché il governatore è morto.”

Il silenzio nell’osteria era totale fra bocche apere e increduli occhi spalancati. Gionni stava cercando di mettere in fila le paraculate che ricordava, Donna Amaranto soppesava se avrebbe fatto più male a Gandalf il bicchiere lanciati sulla faccia o una sediata sulle spalle ma prima che potessero dire o fare qualcosa Kopper si avvicinò al centro della sala e prese fuori della sua bisaccia un’oggetto che mostrò a tutti nella sala. Era una miniatura della mummia di Lenin.
Guardò Politigandalf e gli disse “Pure questo ci costringete a fare… tiè fenomeno c’è qualcuno che ti vuole parlare!”
Dalla mummia di Lenin si accese una luce che proiettò sul muro bianco la figura di un uomo con gli occhiali e la fascia tricolore, che chi conosceva la storia dei Dindorni non poteva non identificare con l’ex governatore Petrarca Suggiu.
Il capo dei Guardiani si colpì con la mano la fronte e disse: “Cazzo, un Necromanticator… Politigandalf ci avevi assicurato che non esistevano più!”
“Ma infatti! È dai tempi prima di questi tempi che non ne vedo uno… Kopper ma dove…”
Zittu!”
La voce era quella di Petrarca Suggiu.
Politigandalf si mise in ginocchio e cosi tutti i guardiani delle cose fatte per bene™ presenti.
“E voi dovreste fa la guardia alle cose fatte per bene? Se provate a fa ‘sta cazzata prendo un permesso speciale e torno a prendervi a calci nelle palle! Chiaro?”
Tutti gli inginocchiati mossero la testa in segno di aver capito.
“Ho detto: sono stato chiaro?”
“Sì scusaci, maestro!”
L’immagine scomparve. Kopper disse: “Non tutto è perduto, tranne le elezioni, Ricordatelo prima de rompe li cojoni anche ai morti”.  E così detto se ne andò.
Poi uno ad uno anche gli altri presenti uscirono dall’osteria mentre Politigandalf e i Guardiani continuavano a stare in ginocchio con la testa chinata.
Una volta fuori, respirendo la puzza della merda nei Dindorni Donna Amaranto disse a Gionni Smemorato: “Che macello… io pensavo male, ma questi riescono sempre a far peggio!”
“Perché che è successo?”
Lei sorrise in segno di approvazione si mise il cappuccio del mantello a coprire la testa e se ne andò;  mentre i fan della Dindornese a gestione Re Adim cominciarono a prendersi a calci nelle palle.