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La linea gotica. “Welcome to Derry” o dell’eterna paura di IT.

 

Welcome to Derry” è una serie che funziona poco per noi, fan storici dell’indiscusso Re dell’horror, ed ha un unico scopo, supportare la versione depotenziata che Andy Muschietti propone del  capolavoro di Stephen King.

Ha di certo spunti geniali e assolutamente godibili  e Il Pennywise/Skargard continua a convincerci molto di più del Pennywise/Curry degli anni ’90;  l’attore svedese qui da il meglio di sé, rischiando anche di non  uscire più dal personaggio che si si sta cucendo addosso.

Ci è piaciuto anche l’inserimento di Dick Halloran (anche se i militari che conoscono il segreto di Derry sono completamente fuori luogo) che crea un crossover con Shining.

Anche la trama principale è ben costruita, al di là di pessime soluzioni narrative e di scene idiote che il regista argentino propina senza timore del ridicolo rovinando intere sequenze di perfetta tensione (nello specifico: del ragazzino – fantasma che mostra il dito medio a Pennywise mentre corre ad aiutare i suoi amici viventi ne avremmo fatto volentieri a meno, ma tant’è… dopo la riproposizione delle tre porte scary/very scary/not scary in It – Capitolo II  siamo pronti a qualunque sua caduta di stile).

Ma Welcome to Derry è bocciata per due motivi fondamentali 

Primo: Andy Muschietti vuole rimediare al buco causato dall’aver traslato la storia  venti anni avanti (invece del binomio anni 60 – anni 80 proposto nel libro i film sono ambientati negli anni 80 e nel 2010) inserendo questo risveglio di Pennywise ventitré anni prima rispetto agli eventi di It Capitolo I. .
Ma il risultato è pressoché disastroso e insostenibile, con il coinvolgimento dei militari (e buonanotte al segreto di Derry) e delle comunità indiane che intrappolano il mostro con frammenti di un asteroide (e buonanotte all’affrontare le proprie paure se ci son armi aliene per uccidere i mostri). Non può reggere, non ci può essere così tanta gente che conosce il segreto di Derry e per di più un’intera comunità di guardiani (indiani) che accetta muta i sacrificio di centinaia di vite umane ogni ventitré anni.
E per di più se questa “gabbia magica” fatta di pezzi dell’asteroide con cui “La divoratrice di mondi” è caduta a terra,  (gabbia inesistente nella storia originale ca va sans dire) blocca il mostro… perché l’avete messe così lontane queste pietre? Mettetele intorno alle fogne e fermatelo lì no? Ma siete scemi o cosa?
Ma peggio di tutto, Il Dottor Stranamore di turno che, genio dei geni, vuole usare It per risolvere il problema della guerra fredda. E non lanciandolo contro i russi, bensì facendo sbranare a suo piacimento gli americani in modo che la gente si arrabbi, dia la colpa ai russi e loro militari possano entrare in guerra. Ma che siamo in un film di Diego Fusaro?    
Il risultato è un pastrocchio insostenibile, che potrebbe andar bene per film di serie B – very low budget – non certo per una produzione del genere.

Secondo: perché questo non è IT. O per meglio dire, è IT senza il punto cardine del romanzo: la svolta, il turning point che ha reso IT (non da solo certo) il libro più letto dagli adolescenti e dai ragazzi dal 1985 al 2000 in tutto il pianeta Terra.
Nell’IT di King i perdenti diventano amanti (losers/lovers) perché la prima volta che affrontano la distruttrice di mondi nelle fogne ritrovano la strada e non marciscono lì sotto solo grazie a Beverly Marsh, unica donna del gruppo dei perdenti, che compie un rito di magia sessuale legato a divinità pagane riprese nel metaverso “Torre Nera”. Peraltro concepite da Beverly guardando insieme a Bill la luce dei defunti che fuoriesce dagli occhi del mostro.
Rende se stessa una sacerdotessa pagana e inizia alla vita adulta i suoi sei amici facendo sesso con tutti loro nelle fogne, restituendo a tutti calma e ragione dopo che It aveva giocato con le loro menti.
Oddio che scandalo, ma come si può proporre una storia che parla di sesso fra adolescenti?
Era il 1985 e il libro non subì alcuna censura particolare.
Alla domanda specifica, su come sia stato possibile che una storia del genere non avesse scatenato le ire dei benpensanti, Tullio Dobner ci rispose che qualcuno provò a sollevare delle proteste, ma la scena era scritta in modo così sublime e perfetto che chiunque provasse a contestarla faceva una pessima figura. (Per inciso, aggiunse che It, insieme a Dolores Claiborne, era stato il libro che lo convinse di avere davanti un genio della letteratura, lui che pure fino ad allora lo aveva tradotto malvolentieri).

Fa paura parlare di sesso fra adolescenti? Fa più paura oggi che nel 1985? Allora è vero che come sostiene qualcuno dal 2000 in poi la nostra società è regredita in modo spaventoso verso un nuovo medioevo?
Eccola la nostra società democratica occidentale 3.0: non parliamo più dei problemi, facciamo sempre ipocritamente finta di non vedere il senzatetto ubriaco che dorme sulla panchina fino a quando non da fastidio a qualche brava persona, non scriviamo i nomi di chi si è suicidato negli articoli dei giornali e non diciamo come lo hanno fatto per “evitare le emulazioni” e parimenti scriviamo “arresto cardiaco” nei referti autoptici nelle morti di overdose o per uso frequente di cocaina o anfetamina.
Le democratiche società occidentali non hanno un elefante nella stanza, hanno uno zoo completo nelle loro stanze che tutti facciamo finta di non vedere. Ma lo zoo continua a starsene lì con elefanti, giraffe, ippopotami che cagano tutti nelle nostre stanze ben arredate.

Tornando a Derry, vi scandalizza il sesso fra adolescenti? Non ne volete parlare? Beh sappiatelo: gli adolescenti continueranno a far sesso che vi piaccia o no, lode a chi ne parla senza problemi (cosa che aiuta magari gli adolescenti stessi ad evitare spiacevoli inconvenienti) e abbatte i muri della vostra ipocrisia e dei casti baci sulle guance fuori luogo fra sedicenni in intimità.

Ma al di la di come la si pensi e premettendo che non siamo di fronte a veri e propri oltraggi nei confronti della storia originale come nel caso del vergognoso “Io sono leggenda” che ribalta l’etica proposta da Richard Matheson, risulta davvero difficile capire (se escludiamo i motivi economici ovvio) perché ci si debba ostinare a voler riscrivere una storia di cui non condividiamo il suo senso etico.

It è un romanzo di formazione al contrario, come l’ha definito qualcuno in modo geniale. I protagonisti non devono superare le loro paure per diventare adulti ma tornare bambini per affrontarle definitivamente.
Chiamare in causa gli stregoni indiani, nonché linee genetiche ed ereditarie degne di “Carramba che sorpresa!” e i soliti militari cattivi lo sminuisce rendendola una storia come tante; aggiungerci poi demoni alati partoriti di fresco e molto splatter non basta a recuperare.

Alla fine la cosa migliore della serie, insieme ad alcune sequenze mozzafiato, resta la sigla di apertura, con le note anni ’50 di “A smile and a ribbon“che scorrono su disegni iperrealisti di scene ispirate alle storie contenute nel libro originale e parallele a quella dei perdenti

Welcome to Derry è l’ennesima occasione persa, ma… A smile is something special/ A ribbon is something rare / So I’ll be special and I’ll be rare/ With a smile and a ribbon in my hair ti entra nella testa e non va più via.

Speriamo solo di non dover aspettare altri ventitré anni per una trasposizione decente.