Valnerina[1], South-Umbria. Terra de lu porcu e de lu tartufo. E anche dell’olio, ma quello serve per condimento. Mi fermo nel solito incrocio ai margini di un parco ombroso in cui il lavoro mi porta a controllare l’acqua di un affluente del nera. Paesino caratteristico, tutto restaurato con i soldi di qualche terremoto, immancabile camion de la porchetta[2] come esige, per statuto, ogni paese della Valnerina. Del resto, come dicono i konkaroli in libera uscita domenicale: “Se annamo a vede’ un paese […]
Bar di periferia nonché gelateria artigianale. È primavera inoltrata nella mezza mattinata di un sabato konkarolo. Sto sorseggiando il mio caffè lungo quando entra un signore, sui sessanta o probabilmente qualcuno in più. Si avvicina al bancone e saluta la cameriera: “Ciao celle‘!” “Ciao Rena’, caffè?” “Co’ la sambuca però!” “E certo, che non te conosco?” Poco dopo, entra un altro uomo, ha più o meno la mia età, ma non viene al bancone, si ferma di fronte al gelato […]