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Conflitto

Pubblicato il 2 Gen 2026

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(NdA: da qualche Laboratorio Catena)

“C’è qualcuno lì fuori?”

La domanda mi spiazza, mi scuote e non la comprendo appieno ma, per fortuna Bob Geldof con la voce di Roger Waters ha l’accortezza di ripeterla più e più volte.

“C’è qualcuno lì fuori?” mentre il film ritorna nella sua forma dell’onirico e inquietante cartone animato.

“C’è qualcuno lì fuori?” Il muro si chiude intorno al protagonista ed è quindi un trionfo della psichedelia: fiori che si dedicano alla  riproduzione sessuata, martelli da carpentiere che marciano alla conquista del mondo, muri che si innalzano al ritmo di una musica che può solo diventare eterna fuori e dentro di me.

E infine, mentre partono le noti finali della conclusiva  “Outside the wall”, si accendono le luci e mi ricordo improvvisamente che sono a scuola. O per meglio dire nella sala proiezioni dell’Istituto Industriale di Terni inaugurata l’anno prima come nuovo strumento di didattica.

Percepisco un leggero senso di estraniazione, ho ancora le immagini di accoppiamenti sessuali fra i fiori e martelli da carpentiere nazisti organizzate in truppe del Reich.

«Spero che abbiate capito la lezione!» Esordisce la professoressa Pulvirenta con i suoi inconfondibili occhiali quadrati modello maxischermo mentre si sistema la lunga, e immancabile, coda di cavallo della sua acconciatura; e il vicepreside Tresali rincara la dose: «Il film del resto è molto scioccante, credo proprio l’abbiano capita.»

La mia professoressa d’Italiano, artefice dell’iniziativa insieme al vicepreside con cui da tempo è in chiacchierata complicità, si rivolge a noi con tono deciso: “Non so se qualcuno di voi vuole chiedere qualcosa…”

E lo fa con il tono, e lo sguardo, di chi auspica di non sentire nessuna domanda.

Il silenzio fra le poltroncine della sala, già piene di chewingum maledetti nonostante i pochi mesi di utilizzo, le da conforto per qualche interminabile dilatato secondo.

Io la osservo e man mano che la osservo sembra sempre più uguale al professore – tritacarne che lo psichedelico cartone animato ci aveva mostrato.

Sarà forse per questo che la mia mano si muove praticamente da sola verso l’alto mentre il collega, anche lui futuro perito industriale, seduto vicino mormora: «Aho, ma sei scemo?»

Ma è troppo tardi. Ora mi sembra davvero di vedere una nuvoletta sopra la testa della Pulvirenta con scritto “E ti pareva se questo non doveva dire la sua anche oggi!” ma è chiaramente un avanzo di psichedelia fra le mie sinapsi. In realtà qual che dice abbozzando un sorriso è: «Chiometti… prego! Chiedi pure!»

«Scusi professoressa, volevo chiedere solo un’informazione!»

«Prego!»

«Esattamente a voi chi ve l’ha detto che The Wall è un film contro la droga?»

Non posso sapere se abbia o meno superato il record dei famosi novantadue minuti di applausi ricevuti da Fantozzi dopo il parere sulla Corazzata Potomkin; ma gli sguardi sconsolati dei due chiacchierati docenti al susseguirsi di “Bravo Chiome’” e altre espressioni un poco più folkloristiche della platea mi danno ampiamente soddisfazione anche se una risposta ovviamente non ci sarebbe mai stata.

Così, mentre lasciamo la sala proiezioni su pressanti inviti vice-presidenziali preceduti da osservazioni sul come non si possa proprio parlare con queste generazioni, la Professoressa Pulvirenta che oltre alla coda di cavallo ha recuperato anche l’altro elemento indispensabile del suo look, ovvero il trench bianco da detective che porta ininterrottamente da settembre a maggio, mi aspetta con un sorriso da assassina davanti l’uscita: «Cerchi sempre il conflitto Chiometti, vero? Ah ma io ti boccio, vedi se non ti faccio ripetere l’anno questo giro!»

«Vorrà dire che inizierò a drogarmi prof!.»

Resteranno di quell’anno e di quel conflitto una lunga serie di sei meno meno messi con la rabbia di chi proprio non può bocciarti.