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Kick it in. Il flop del calcio-show americano preannuncia forse il crollo del sistema? (Magari!)

È noto da tempo che quando iniziano gli ottavi del mondiale di calcio cadono le maschere e si fanno i conti seriamente.
Questo era dovuto (dal 1986 in poi) alla fine delle fasi eliminatorie a gironi e all’inizio del drammatico “dentro o fuori” ai drammi dei Tempi Supplementari e infine dei rigori.

In realtà nel gargantuesco e megalomane mondiale di calcio USA-MEXICO-CANADA ’26 l’eliminazione diretta è iniziata ai sedicesimi (turno mai esistito in precedenza, e dovuto alla folle espansione da 32  a 48 squadre per ovvi motivi di ritorni economici), avevamo quindi già assistito ai primi psicodrammi da nobili decadute come quello della Germania in balia di un mister a cui si può solo consigliare di passare al decaffeinato, o con l’Olanda sempre troppo incostante ma anche sfortunata a trovarsi sulla strada il Marocco che ormai è una realtà calcistica importante. Ma nonostante i moschettieri francesi, le vogate norvegesi, Kane e Messi sempre protagonisti, nonché l’esaltazione mediatica del “che bello gli stadi sempre pieni”, del “eh mapperò che spettacolo lo show americano con le bandiere e i fuochi di artificio questi sanno organizzare le cose” e del “ma che figata questi stadi quanto sono belli hanno anche l’aria condizionata”, la realtà per gli amanti del calcio era evidente fin dalle prime partite. Questo mondiale è una buffonata che andava boicottata fin dal principio, e far cessare una volta per tutte la retorica dello “The show must go on”.

In primo luogo per motivi politici, visto che la Fifa è ormai una succursale della Casa Bianca che decide quali squadre possono partecipare alla competizione nonostante siano in guerra (Israele, Usa, Ukraina, Iran) e quali no perché sono in guerra (Russia). Del resto se questo avesse avuto un senso gli Usa avrebbero dovuto essere esclusi da ogni competizione dai tempi della Korea.
“E allora prima…” e allora prima le qualificazioni erano per lo meno aperte a tutti, e  senza possibilità di restrizioni per le squadre qualificate alla fase finale (Argentina, Cile,  Zaire). Oggi invece, al di là della ridicola esclusione della Russia, già il trattamento subito dall’Iran (e non solo) dopo la qualificazione è stato una vergogna che avrebbe dovuto portare ogni squadra a rifiutarsi di entrare in campo. Alla faccia di tutti gli spot Fifa in cui il razzismo non dovrebbe trovar spazio nel calcio.  Per inciso, ma i calciatori non si fanno schifo da soli a dire stop racism negli spot e poi vedere i loro colleghi trattati in quel modo?

In secondo luogo per l’adozione di regole idiote, utili solo a fini commerciali o  ad aumentare il potere discrezionale e il controllo degli episodi.

L’obbligatorietà dei cooling break anche quando si gioca a Seattle o a Vancouver a 15° o nello stadio chiuso di Houston con l’aria condizionata (a proposito, com’era la storiella del risparmio energetico per cui dovevamo spegnere l’acqua della pasta per risparmiare energia per il bene mondo? Tifiamo Estinzione, sempre!) ha reso felici gli sponsor che hanno trovato altri due minuti utili per rammentarci l’imprescindibilità del baffetto sulla t-shirt, della rutto-cola e dei  jeans ammerigani.
Contenti loro, contenti tutti (a parte chi sa che c’è un motivo per cui i tempi sono due e non quattro e perché non ci sono i time out[1] ), ma la domanda sorge spontanea… cari pubblicitari ma voi credete veramente che dopo averci massacrato gli zebedei per otto volte a partita con la pubblicità dei vostri jeans ammerigani noi usciremo di casa per andare a comprarceli? Ma se dovessero mai regalarcene un paio li faremo a pezzi da usare come toppe.

E arriviamo alla maledettisima Var. Che sia un disastro per il calcio è ormai chiaro a tutti tranne a qualche tifoso esaltato nel momento in cui la sua squadra è favorita da questa. Non è del resto un caso se ormai sono tantissimi gli addetti ai lavori che chiedono di tornare indietro e di toglierla o quanto meno di ridimensionarla.
Ma chi gestisce la Fifa non è certo un addetto ai lavori, e infatti in questa buffonata di mondiale ha deciso di ampliarne i poteri e lasciarla intervenire anche per assegnare o togliere i calci d’angolo, o pensate un po’, per espellere chi parla con la mano davanti alla bocca.
Risultato? Il caos totale con commentatori che stanno lì a dire “ma la var adesso… ah no, si gioca!” a cui si aggiunge l’uso a piacere dei demenziali sensori segnalanti il pelo che sfiora il pallone (pur già rinnegati subito dopo il Qatar e infatti mai stati adottati né nei singoli campionati né nelle coppe europee). Contatti naturali sanzionati in uno sport in cui pure il contatto fisico è permesso (se il gol della Germania era da annullare allora d’ora in poi si gioca solo a Subbuteo). E abbiamo anche sentito dei commentatori dire in occasione del rigore assegnato al Brasile “grazie Var!” (l’arbitro non aveva incredibilmente fischiato un fallo nettissimo) perché se non ci fosse stata si sarebbe commessa un ingiustizia. Al contrario, è proprio la disponibilità di questo mezzo tecnico a causare l’indecisione dell’arbitro (e del guardalinee) che preferiscono evitare la responsabilità, lasciar correre e aspettare eventualmente la chiamata dei colleghi. (Per inciso riguardo alle ingiustizie, nessuna Var ha richiamato l’arbitro di InghilterraCongo per un incredibile e plateale fallo in area su Kane).

Arriviamo così al disastro totale della telefonata Infantino – Trump volta a togliere la squalifica a Balogun  attaccante degli Usa e ai torti subiti dell’Egitto nella partita contro l’Argentina che ha anche denunciato l’arbitro francese.  Il re è nudo verrebbe da dire.

Il calcio sta andando a rotoli perché chi lo gestisce è quanto meno un incapace o peggio. Ora, qualche complottista potrebbe dire che tutto ciò era abbastanza evidente dai tempi del mondiale del 2002 in Corea quando Italia, Spagna e Portogallo furono gentilmente invitate al lasciar spazio ai padroni di casa (Byron Moreno non fu l’unico arbitro indecente), o qualcuno partrebbe dall’incisivo di Neeskens ancora sul campo di Buenos Aires dopo la marcatura di Passarella durante la finale di Argentina ’78, e magari qualcuno tornerebbe pure ai gol fantasma nel ’66 nella finale Inghilterra Germania Ovest. Dopo di che si ricomincerebbe con Calciopoli, il gol di Turone, l’acqua di Perugia, i Rolex di Sensi, le espulsioni a Verona eccetera eccetera. Finendo con il più classico dei “è tutto un magna magna”.
Ma poi ragionandoci uno si convince che non è così. Errori e corruzione fanno parte di questo mondo. Lo sappiamo. E il calcio, facendo parte di questo mondo non può esserne immune, sicuramente degli episodi sospetti ci sono ma la maggior parte sono errori.  E forse l’arrabbiatura dell’allenatore Hassan (grande stima, man!) potrebbe rientrare nella casistica.

Ma stavolta non è così. C’è un comunicato della UEFA che lo sancisce.
La decisione di sospendere per un periodo di prova di un anno l’applicazione della squalifica automatica di una giornata a seguito del cartellino rosso ha superato un limite invalicabile.
Quando la certezza delle regole non è più garantita dai suoi custodi, l’integrità del gioco è a rischio e la credibilità della competizione viene compromessa.”

Allora, se dobbiamo prendere alla lettera queste frasi ci dovrebbe essere due logiche conseguenze.

Uno. Il Belgio ha sbagliato a scendere in campo contro gli Usa, avrebbe dovuto ritirarsi e rifiutare di giocare la partita. Parimenti da domani, quando inizieranno i quarti di finale, tutte le squadre che fanno riferimento alla Uefa devono fermarsi e non completare il mondiale.
Il Belgio ha eliminato gli Usa, è vero. Lukaku ha ridicolizzato Infantino i tribuna mimando il gesto del telefono e poi ha inscenato la Trump dance. Ma comunque ha sbagliato. Non dovevano scendere in campo perché le regole e la credibilità della competizione sono compromesse.  E se Courtois non avesse fatto due miracoli su Balogun e gli Usa avessero vinto 3 a 2? E se invece del Belgio ci fosse stata una squadra meno forte di loro e avesse perso la partita?
Se noi avessimo scelto di tirare di boxe visto che siamo stati sempre intorno ai 100 kg avremmo combattuto nei pesi massimi, questo significa che nella carriera avremmo  potuto trovarci sul ring contro Tyson e rischiare anche la vita per un colpo dei suoi.
Lo avremmo fatto se quello era lo sport che avevamo scelto Ma se il giorno prima dell’incontro Tyson ci avessero detto di entrare sul ring con le mani legate no!

Le sfide in cui le regole sono state truccate non vanno giocate. Tanto più se sai che sono state truccate, altrimenti, se accetti di giocarle comunque stai implicitamente dicendo che sì, il gioco è valido. Potrai anche vincere magari, ma d’ora in poi renderai legittimo che dietro la chiamata di un pezzo grosso Infantino cambi le regole in corso.
Farsi promettere che “non succederà mai più” non funziona, e non parliamo solo di Trump o degli Americani.

La seconda logica conseguenza di queste parole Uefa è che se le regole sono state falsate, allora la protesta dell’Egitto contro chi vuol mandare avanti l’Argentina non è complottismo. È un ipotesi più che legittima.
Come può l’arbitro Fifa dietro lo schermo della Var che ha annullato un gol all’Egitto per un ridicolo contatto avvenuto quasi un minuto prima del gol (e cento metri più indietro)  e poi ha concesso all’Argentina il gol vittoria nonostante ci fosse la stessa identica situazione (per di più nell’area biancoceleste) di essere in buona fede?
Le regole contano fino a un certo punto, verrebbe da dire.
E se è così, se sapete già chi deve giocare la finale per ragioni di sponsor, giocatela direttamente, e godetevela fra di voi.  Noi comuni mortali che amiamo il gioco del calcio e le sue regole ce ne andiamo.

Ma alla fine invece si andrà avanti, perché  la Uefa avrà pure preso contezza della situazione grave ma… The show must go on! Quindi domani cominciano i quarti di finale evviva evviva, tra qualche giorno le semifinali e poi la finalissima di Nuova Iorche che vedrà una pausa di oltre mezz’ora fra i due tempi perché ci hanno piazzato un concerto. Ma andate a fare in culo, voi e il concerto! Ve lo diciamo fin d’ora anche se nell’occasione dovesse tornare dall’aldilà Elvis a intonare Cant’help falling in love. 

Il calcio è fuori controllo, lo sappiamo tutti e lo diciamo tutti. E poi rinnoviamo l’abbonamento allo stadio e alla pay tv. E visto che the show must go on, allegri che è alle porte una nuova fantastica stagione.
Tonali è stato comprato dal Tottenham per 115 milioni di euro.
Il Chelsea ha comprato Palestra (21 anni) e Qwenda (19 anni) pagandoli 50 milioni di euro a testa.
il Real Madrid ha preso Cuccurella, terzino sinistro di 27 anni, per 60 milioni di euro.
Il Liverpool ha speso 57 milioni di euro per Jacquet, difensore di 20 anni che non ha mai neanche giocato nella nazionale francese.
Il Manchester City 135 milioni di euro per Anderson (24 anni), talentuoso  centrocampista del Nottingham e della nazionale che lo scorso anno ha realizzato ben 4 (leggi quattro) gol in cinquanta partite. Il giocatore inglese più pagato di sempre. Quanto dovrebbero pagare per Beckham o per Lampard oggi?

È un discorso vecchio, indubbiamente. E da tempo le risposte si ripetono identiche: “Sono soldi privati, che ti frega?” (non è proprio così), “Un giocatore guadagna in base a quanto fa guadagnare” (falso, infatti le società spesso falliscono e tutti sono costretti alle plusvalenze); “I tennisti e i piloti di Formula 1 prendono molto di più” (Esticazzi? Non stavamo parlando di Football?).
Ma se le parole hanno un senso e qualcuno, anche ai quartieri alti, si comincia a rendere conto che mescolare la passione popolare per lo sport con l’identità nazionale o locale delle squadre, con troppi, veramente troppi soldi, e giochi di potere è deleterio, allora prendiamoci tutti una pausa e ragioniamo.
Mica un anno… magari già un mese di riflessione sarebbe utile, tornando a far ricominciare a settembre i campionati; e riflettiamo perché i bambini di Gaza e quelli Ucraini così come quelli Russi e anche quelli Israeliani indossano tutti le magliette di Messi, di Ronaldo, di Haaland e di Kane come ha detto l’arrabbiatissimo Hossam Hassan dopo l’eliminazione.
E allora al di la di dire respect, fair play, no racism magari cominciamo a chiederci, come si dovrebbe sempre fare. “Da dove vengono tutti questi soldi”? E se le risposte non sono piacevoli, magari cerchiamo di porre freni e rimedi per far tornare il calcio uno sport e non un mezzo per “altro”.

Ma già lo sappiamo: The show must go on. E allora andiamo avanti e continuiamo a tifare estinzione.

note: tutte le foto da wikipedia.it – l’ultima è Hossam Hassan durante Italia 90.

[1] è un discorso legato alla differenza dello sforzo fra una partita di basket o di tennis con scatti brevi e veloci e quella di calcio o di rugby con enorme predominanza di corsa lunga e progressione… le continue interruzioni fra l’altro hanno reso il Football Americano uno sport così demenziale in cui nessuno riesce più a coprire i ruoli di attacco e difesa.