Aspettando la fine del mondo, Blog, In evidenza

Aspettando la fine del mondo. Una multina da 16,7 miliardi di dollari.

Pubblicato il 31 Ago 2026

Scritto da

Etichette: , , , , ,

Mark Zuckemberg , ovvero META, ovvero Facebook + Instagram + Whats Up + altri, si è accordato con 48 stati americani patteggiando la chiusura del processo, senza ammissione di colpevolezza, che vedeva il suo colosso accusato di aver causato consapevolmente danni agli adolescenti pur di fare utili economici.  Gli avvocati del nerd più fortunato del mondo hanno proposto un risarcimento di 16,7 miliardi di dollari che sembra essere stato stato accettato.

Un’enormità, penserete voi.
Una sciocchezza se paragonato alla cifra di risarcimento richiesta, ovvero 1400 miliardi, e ancora più misera rapportata al numero di utenti Meta (3.5 miliardi circa quindi meno di 5 euro a utente).
Ancora più misera appare rispetto alla multa che lo stesso Zuckie ha dovuto pagare al New Mexico ad inizio di agosto: quasi un miliardo di dollari per una causa praticamente analoga. Viene da chiedersi, come mai gli altri stati abbiano accettato il patteggiamento pur di fronte a precedenti così recenti e ben chiari.

La percezione della “giustizia” nelle cosiddette DodocDemocrazie Occidentali di Origine Controllata (da chi sia controllata è facile intuirlo) da tempo è funzione della quantità di soldi che si ricevono dopo aver subito un torto.
Cavarsela a buon mercato, spesso senza riparare minimamente ai danni causati, tacitando i querelanti con compensi che chi ha vite “normali” percepisce come enormi mentre non sono nulla per le multinazionali e i loro manager, è la specialità degli avvocati che lavorano per costoro.
Del resto come insegnava il compianto Domenico De Masi noi “persone normali” non abbiamo la minima percezione di ciò che significa il “vero lusso”… transeat.

Lo insegna il bellissimo legal thriller “A Civil Action”, di Steven Zailian con John Travolta e Robert Duvall, che racconta la storia della cittadina di Woburn (Massachussets).
Tutti preferiamo sentirci raccontare le storie a lieto fine come quella di Erin Bronkovich Vs. Pacific Gas & Electric eppure bisognerebbe tener presente che quello rimane un caso anomalo nelle vicende giudiziarie legate alle richieste di risarcimento di danni fatti da multinazionali.
Il film con John Travolta racconta invece la quasi totale impotenza dei cittadini, pur assistiti da ottimi legali, di fronte ai colossi economici, a meno che per l’appunto non entrino in campo Agenzie Pubbliche o gli Stati veri e propri.

Va anche detto che, come racconta John Grisham in “The Rainmaker”  (da cui è preso un bel film di Francis Ford Coppola) grazie al meccanismo delle assicurazioni e dei “fallimenti” di queste di fronte a richieste di risarcimento enormi è quasi impossibile ottenere “giustizia” nel senso percepito nelle nostre Dodoc.
Nella storia di Grisham non c’è un caso “reale” da cui prende spunto la fiction, ma una molteplicità di casi reali più che drammatici. Lo insegnano del resto le motivazioni che hanno portato Luigi Mangione ad uccidere Brian Thompson.
Come detto, preferiamo sentirci sempre raccontare storie con il lieto fine, ma la realtà spesso e diversa e quindi non ci sentiamo certo di condannare coloro che accettano certi tipi di transizioni purché “dimentichino” l’accaduto.
Però, se neanche gli stati non proseguono questo tipo di cause allora anche il barlume percettivo di una giustizia occidentale per lo meno economica è perso.
Quindi non sforzatevi a segnalarci che non usiamo la S maiuscola quando parliamo di questi stati.

En passant… se siete curiosi di sapere di cosa combinano impunemente le multinazionali quando operano all’estero, magari non in territori Dodoc, informatevi su cosa è successo a Bhopal (India) nel dicembre 1984. Magari capirete perché per le strade di Nuova Dehli ancora nel 2001 dopo l’11 settembre lo slogan preferito era: “You want Osama, give us Anderson!”