Aspettando la fine del mondo, Blog, In evidenza

Aspettando la fine del mondo. Salvate il guerriero Scurati

Pubblicato il 7 Mar 2025

Scritto da

Etichette: , , , , , , ,

E i guerrieri? Chi pensa ai guerrieri?! Possibile che nessuno pensi ai guerrieri?

Si sorride amaramente quando si parafrasano le scene dei Simpsons per descrivere una realtà che ormai  è ben più assurda dell’universo creato da Matt Groening.
E che sia ben chiaro, ci dispiace “sorridere” di un antifascista come Antonio Scurati, ma la somiglianza con l’isteria della moglie di Ned Flanders (in quel caso si parlava dei bambini, casomai ve lo foste perso) ci sta tutta.

In uno straziante articolo pubblicato dalla propaganda Gedi  il 4 marzo sul loro mass media di punta La Repubblica, l’autore di M. – l’uomo del Secolo,  pone inquietanti interrogativi sul nostro futuro.

Di Harald Krichel - Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=154243307

“Chi combatterà per conto nostro le prossime guerre?”
Che a leggere la frase così, sapendo che l’autore è uno dei demolitori del mito mussoliniano viene da pensare: sarà una condanna del fatto che l’Europa usi gli ucraini come carne da macello contro Putin.
E invece no, Scurati si lamenta proprio della mancanza di eserciti europei e lo ribadisce più volte in totale sprezzo del ridicolo.
“... la principale carenza europea rispetto alla possibilità di combattere autonomamente una guerra difensiva: la mancanza di guerrieri.

“… la difesa del confine ucraino richiederebbe il dispiegamento di 200 mila soldati, ma la Ue sarebbe in grado di schierarne soltanto 60 mila su tre turni da 20 mila. Mi riferisco alla svanita combattività di popoli da otto decenni pacificati, demograficamente invecchiati e profondamente gentrificati.”

“…da Maratona al Piave gli europei hanno combattuto (e vissuto) fedeli a come si aspettavano che la loro battaglia (e vita) sarebbe stata narrata.

Fino all’inevitabile apoteosis final, che nella tradizione della fiesta ispanica indica l’ultimo stato dell’ubriacatura.

Per tutti questi motivi, l’imminente ottantesimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo, acquisito una volta e per tutte il ripudio di ogni guerra aggressiva, nazionalista, imperialista, dovrebbe essere un passaggio cruciale affinché l’Europa ritrovi lo spirito combattivo e, con esso, il senso della lotta.

Ora, tralasciando il fatto che manca solo l’appello alle donne a fare più figli per la patria,  se non stessimo parlando di Scurati l’unica cosa da fare sarebbe chieder conto della sanità mentale dell’articolista e di chi lo pubblica, ma proprio per via del suo nome dobbiamo argomentare, perché se ci è caduto lui nella mistificazione della propaganda eurobellica che parla di riarmo quando non c’è mai stato un disarmo, possono caderci molti altri.

La prima cosa da chiedersi è se uno degli autori più venduti e letti degli ultimi anni si sia preso per lo meno la briga di verificare le basi di quanto sta affermando e sulle quali pontifica della borghesizzazione altrui.

La risposta non può che essere negativa, basta infatti una piccola ricerca on line per scoprire che attualmente, parlando di Europa Occidentale (ed inserendo in essa la Turchia, forza Nato) ci sono attualmente 2.346.000 soldati europei, a cui vanno aggiunti 5.241.000  riservisti e 1.578.000 appartenenti a forze armate con compiti di polizia.

Un totale di oltre NOVE MILIONI di soldati europei.

Quanti soldati dovrebbe avere la borghese e pacifica Europa perché Antonio Scurati si senta al sicuro dalle aggressioni future e da quelle che oltre all’Ucraina sostiene che siano “già in atto“?

Ora, visto che ieri la Von der Layen ha incassato il “Riarmo” dell’Europa, a questa piccola ricerca aggiungiamone un’altra: come va la spesa militare in Europa? Tutto bene grazie, negli ultimi venti anni gli stati membri hanno aumentato le loro spese in tal senso del 218%, passando da una spesa di 149 miliardi di euro ad una di 326 miliardi di euro. (Fonte: Consiglio Europeo)

Non è un caso infatti se tutte le aziende produttrici di armi in tutto il mondo non abbiano mai guadagnato così tanto (598 miliardi di euro nel 2023) e sono in perenne e costante crescita. E se la metà di queste sono yankee almeno un quarto sono europee; nella consueta logica di un pianeta in cui “noi occidentali” continuiamo a pensare che “gli altri” possono tranquillamente morir di fame, perché noi siamo noi e loro…

Questi sono i fatti. I numeri, quelli che uno dovrebbe conoscere prima di aprir bocca su qualunque argomento, altrimenti “stamo a parla’ de tutto e de niente” direbbe Guzzanti.
Ma c’è ben poco da ridere.

La verità è che la propaganda uccide. La cultura per prima.

Se uno scrittore del calibro di Antonio Scurati inizia una discussione dicendo che: “[…] (Donald Trump)il 47esimo Presidente degli Stati Uniti d’America è un traditore degli amici, degli alleati e, soprattutto, dei valori secolari della sua nazione” la nostra tentazione è di cominciare a urlare epiteti impronunciabili, che cerchiamo di riassumere in una semplice domanda: Caro Scurati, ma in che pianeta hai vissuto?

No, non temete, non iniziamo qui l’ennesima ridondante cronaca geopolitica degli ultimi due secoli, e per l’analisi degli svampiti nonché infantili riferimenti guerrafondai di Scurati rimandiamo all’ottimo Luca Casarotti su Jacobin che li ha già demoliti.

Ci ricordiamo però di una vecchia discussione su Giap, forum del collettivo di scrittura Wu Ming, che mettevano in guardia contro la retorica militarista di film come 300. A quel tempo ci sembrava che gli autori esagerassero nella loro analisi, e in parte lo crediamo tutt’ora. Però.
Forse bisognerà cominciare a mettere degli alert quando si presentano pellicole come Braveheart, Il signore degli Anelli, Le Crociate, Il nemico alle porte.
Avvisi del tipo: “Attenzione, quanto qui mostrato sono ricostruzioni romantiche e romanticizzate sia di figure reali o leggendarie o di pura invenzione fantastica. Non fatevi eccitare troppo dai discorsi o dagli atti eroici qui riportati, perché poi quando c’è una guerra la gente muore. Muore sul serio, quasi sempre sotto le bombe o comunque senza alcun senso.

Nella seconda guerra mondiale ci sono stati 68 milioni di morti, 43 milioni di questi erano civili. Oggi il “soldato guerriero” ha perso ancor più importanza.
In guerra si muore sotto le bombe, si muore sopra le mine antiuomo anche molto tempo dopo la fine della guerra, si muore per i cecchini, si muore per le infezioni, si muore perché mancano i farmaci, si muore per l’acqua contaminata, per il cibo andato a male.
E non arriva quasi mai la cavalleria di Rohan a salvarti il culo.
C’è un libro a cui amiamo far sempre riferimento quando parliamo di pacifismo e di insensatezza della guerra: Mattatoio N. 5 di Kurt Vonnegut.
Caro Antonio Scurati, leggilo poi ne parliamo.