ERREMENTARI

Incredibile come la propaganda Sovietica riesca ancora a colpire nel settore cinematografico nonostante la scomparsa dell’Unione Sovietica nel 1991, evidentemente avevano stanziato i fondi per un lunghissimo periodo.
Fatto sta che dietro al fabbro (quindi operaio), basco (e quindi dell’Eta comunista, anche se è ambientato nel 1836) che vince i suoi nemici a suon di martellate (essù, almeno cambiate attrezzo) e per di più mette paura al diavolo e quindi ai preti e quindi alla religione cattolica è fin troppo facile vedere i finanziamenti del ministero per la diffusione della cultura sovietica, mancava solo che avesse un’aiutante contadino con la falce e il quadro era completo.
Ma il film (come da tradizione sovietica dalla Corazzata Potomkin in poi) funziona sorprendentemente fin troppo bene considerato il minuscolo budget a disposizione (i fondi sovietici erano sempre in rosso ovviamente). Possiamo tranquillamente assegnargli un 7/10 sul nostro personale taccuino.
Va bene facciamo 7,5/10 perché siamo stati in Euskal Herria.
Va bene, va bene, facciamo 8,0/10 perché ci siamo stati nel 2000 quando… ma questa è un’altra storia.
CANE MANGIA CANE

Edward Bunker scrittore americano con un passato da criminale alle spalle è noto per aver lasciato alcune opere pulp e diversi ruoli cinematografici fra cui il più famoso è senz’altro quello di Mr Blue ne “Le iene”, film che lanciò Quentin Tarantino (suo grande ammiratore) verso il successo.
Da un bel po’ di tempo il suo libro “Cane mangia cane” ci guardava dal cumulo, ma non era mai giunta la sua ora .
Fortunatamente questo film di Paul Schrader ci toglie la curiosità e non ci fa rimpiangere le scelte degli altri libri letti al suo posto.
Il film semplicemente non funziona perché… boh! Ci sono dei bravissimi attori (Nicholas Cage, William Defoe) il regista ha qualche buon titolo alle spalle, ci sarebbe anche una trama che potrebbe essere interessante. Però sinceramente, questi tre criminali sono così stronzi che non riescono ad attirare la tua “simpatia” (a differenza di quanto succede nei film di Tarantino) neanche nei peggiori momenti della loro vita in cui subiscono fantozzianamente la società e il capitalismo americano. Sì, forse la polizia è più stronza di loro. Sì, forse il commesso che nota l’atteggiamento sospetto di uno di loro e causa la loro rovina è uno a cui vorresti capitasse di entrare per sbaglio nel giardino di quattro rothweiler affamati.
Però no, il film non funziona. Per te spettatore continuano ad essere tre stronzi che si meritano tutto quello che gli succede come un iscritto della Lega che rivota per l’ennesima volta Salvini segretario.
Voto finale 4,5/10. Un voto e mezzo in più rispetto a Salvini. Quatto voti e mezzo in più rispetto a chi vota Salvini.
HANGMAN

Allora secondo me funziona così. In qualche festa Hollywoodiana dei produttori (quelli che usano le banconote da 100 $ per accendersi le sigarette) si va un po’ su di giri e cominciano a dire: “Raga’ facciamo il polpettone?” E tutti eccitati urlano: “Siiiii” quindi finiscono di scolarsi la coppa di Kristal, pippano quel che resta, e poi iniziano il giro:
“Dai io scelgo il genere! L’altra volta abbiamo fatto fantasy, stavolta facciamo thriller”.
“Ok, io scelgo il sottogenere: thriller con serial killer!”
“Dai, io scelgo l’ossessione, il gioco dell’impiccato!”
“Ma no, dai cazzo, il gioco dell’impiccato no!”
“Aho, abbiamo detto polpettone? E polpettone sia, non si deve rifiutare niente! Io ci metto la prostituta sadomaso!”
“Io ci metto Al Pacino che mi deve un favore, chissà come s’incazza!”
“Aho, io ci metto mio cugino come regista che mi sta a rompe li cojoni che vuole girà un film!”
“Però ritornando alla trama, io ci metto il trauma infantile!”
“Daje, io i sensi di colpa del detective!”
“Bello… io aggiungo che i sensi di colpa… sono per la moglie morta!”
“Grande… dai, ricominciamo il giro, io ci metto Karl Urban che la carriera gli sta andando un po’ troppo bene!”
E così via.
Ecco, The Hangman deve essere frutto di una di queste serate, sennò non si spiega.
[4,0/10]
PARTHENOPE

Paolo Sorrentino finalmente trova la sua dimensione definitiva: la trasposizione della lagna neomelodica su pellicola.
Un film insostenibile per il costante contrasto tra la sua evidente e continua ambizione altissima con la cagata testé realizzata.
Impresentabile in primo luogo per il modus narrandi : una cosa del genere potrebbe funzionare se l’avesse messa in scena Sofocle 2400 anni fa. Oggi fa solo venire in mente le parole del maestro Guccini: come in un libro scritto male le si era ucciso per Natale.
Il costante ricorso a cliché impresentabili, scene fuori luogo che rovinano anche la bravura (indiscutibile) dietro la macchina da presa, banalità del mal di chiesa ma sempre salvando il concetto del sacro però che non sia mai che in vaticano si straniscano troppo.
E dulcis in fundo le solite fellinate, che pure quelle dovrebbero essere fatte e contestualizzate “leggermente” meglio. Qui invece neanche il nastro da pacchi può tenere insieme certe pagine della sceneggiatura.
Voto: 110 e lode e bacio accademico. Basta che mi giuri che non ne giri altri Sorrentì.
Ah no, ne hai già girati. Allora 4,0/10.