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Scene dalla Konka #2

Pubblicato il 31 Gen 2026

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Autunno 2024, l’estate è stata caldissima in Konka come sempre, ma il fresco dell’autunno non si percepisce nemmeno vista l’incombenza delle elezioni regionali che riscalda gli animi e innesca discussioni litigiose senza fine.
Solo nei social però, perché nelle strade i comizi semivuoti anche dei big della politica nazionale dimostrano il distacco del ternano medio da una politica che sente sempre meno sua.

In un pomeriggio infrasettimanale, in cui da poche ore sono state completate le liste dei numerosi candidati in corsa per un posto al governo della Regione Umbria, mi aggiro sornione e senza meta nei luoghi simbolo della Konka come il famoso Corso D’Acido[*] che vede il lato opposto alla piazza omonima sorvegliato dagli attempati mastini da guardia della tradizione konkarola. Questi, da prima che il mondo andasse avanti, usano sostare sulle panchine pazzagliane e disquisire dei bei cul… ehmmm coff coff…. del tempo che passa e sembra quasi che, ironico, scruti e ci guardi irridendo.

Colgo una discussione appassionata che riguarda l’incombenza elettorale.

“Patriziu mio che fine essimo fatto!”
“Che c’è le’?
“Ma niente, stavo a casa a da’ un occhiata a lì nomi che hanno messo in lista e… niente! Che macellu, so’ scappato[**] per disperazione!”
“E vabbè, nun  ce starà niente de peggiu de quello a cui semo già abituati!”
“Eh no! Mica è vero. Cucì in basso nun c’erimo ‘iti mai Patrì!”
“Eh…. ma chi voi che avranno candidato mai…”
“Sentime! Ce sta quistu che s’è candidato co lu soprannome…”
“Come co lu soprannome?”
“Eh se fa quando te conoscono de più co quello, tipo a me no, se me devi candida’ non è che me ce metti Mario Proietti, no?”
“Come no? E che te ce devo mette per di alla gente de votatte?”
“Me ce devi scrive la vicino: ‘moccoletto‘ sennò pijo la metà de li voti, che tanti me conoscono solo come moccoletto!”
“E secondo te se t’arconoscono te votano?”
Ma che te piji un corbo[***], me ce fai pure l’amico… vabbè… comunque ce sta quisto che io non conoscevo né de nome, né de soprannome no? E allora dico: ‘ma mo quistu chi sarebbe?‘ E cucì mi fijo me se mette a spiega’ che è uno che è un bardasciozzu diventato famoso co li video su tictocche.”
“Ahhhhbbe’ sì ne ho sentite parecchie de ste storie!”
“No ma dico te pare normale? Mò candidamo la gente che de mestiere sta su lu telefonino?”
“Ma senti…”
“Vojo dì, a lì tempi mia se uno diventava famoso co li video o è perché sta sulla Rai oppure sta a fa’ li film porno, mo vabbè che essimo eletto pure cicciolina in antri tempi… ma quisto dice che manco se spoglia!”
“Senti moccole’…”
“Vojo dì, ma mo io te dovrei vota’ perché comessedice…. metti onlaìn li video do dici du’ cazzate? Ma che semo impacititi tutti quanti?!”
“Aho, moccole’ però famme parla’!”
“Dimme Patrì!”
“Vojo dì, tu c’avresti anche ragione a sentitte parla’ così no? Però stamme a sentì. [Pausa di riflessione solenne] Se qui lu più porco che emo conosciuto l’emo messo a fa lu sindaco, ma me dici che diritto c’hai tu a di a un qualunque bardascio che se vole candida’ che non c’ha lu diritto de provasse a sistema’ pure lui?”
“…eeee c’hairaggione pure tu Patrì!”
“Ohh… e su! A proposito, guarda un po’ che tempo che è passato, je se so viste pure le mutanne…”

Sipario sul tempo che passa con tramonto nostalgico e simbolico dietro i palazzi del centro.

*Tu chiamali se vuoi flashback.
Amiche romane alla Sapienza, 1995.
“Ma voi ternani siete dei pazzi favolosi… ma come avete dedicato una strada così importante all’acido?”
“Prego?”
“Ma sì. la strada principale dedicata all’acido.. da cosa deriva? Da qualche processo chimico e metallurgico?”
“Ma di cosa state parlando?”
“Daiii, quella strada con tutti i negozi dove dite che fate le vasche… Corso D’Acido lo chiamate, me lo ha detto un mio amico.”
“…Corso Tacito?”
“Eh?”
“Tacito… Cornelio Tacito… no è che noi la t e la d… scusate, mi stanno a chiamare alla stazione… ciao eh.”

**Lu ternano non “esce” di casa. “Scappa” di casa. E non perché è sposato con un orsa come nei film di monicelliana memoria o per lo meno non solo per quello. Il verbo scappare come sinonimo di uscire è uso proprio della konka e di alcune zone degli abruzzi. Per inciso si usa in qualunque contesto come sinonimo, anche come monito durante le partite di carte:  “Nun me scappassi co lu sette  le’ che te mozzico ‘na ‘recchia.”

*** L’espressione “che te piji un corbo” è usata nello slang konkarolo con benevolenza, sia per sottolineare la simpatia che una leggera antipatia. Nessuno si offende per un augurio così lugubre, cosa che denota la consapevolezza della finitudine in possesso del konkarolo.